Jesse Darling vince il Turner Prize 2023

L’artista britannico, residente a Berlino, era stato nominato per le mostre tenute al Camden Art Centre di Londra e al Modern Art Oxford

Una veduta dell’installazione di Jesse Darling alla Towner Eastbourne
Tom Seymour |  | Londra

L’artista britannico Jesse Darling (Oxford, 1981; risiede a Berlino) ha vinto il Turner Prize 2023. L’annuncio del vincitore del premio di 25mila sterline, considerato il più importante nel mondo dell’arte britannico, è stato dato ieri nel corso di una cerimonia tenutasi presso il Winter Garden di Eastbourne, adiacente alla galleria d’arte Towner Eastbourne, sulla costa meridionale del Regno Unito. Fino al 14 aprile 2024 la Towner ospita una mostra di opere di tutti e quattro i candidati al Turner Prize: oltre a Darling, Ghislaine Leung, Rory Pilgrim e Barbara Walker. Istituito nel 1984, il Turner Prize prende il nome dal pittore britannico JMW Turner (1775-1851) e viene assegnato a un artista, o a un gruppo di artisti, che abbiano allestito una mostra in un’istituzione del Regno Unito nell’ultimo anno Nel 2024 il premio tornerà alla Tate Britain per celebrare il quarantennale.

Darling utilizza motivi riconoscibili dello Stato britannico per evocare un ambiente distopico da fine del mondo, in cui i tentativi governativi di controllo si sono sgretolati, portando a uno stato di caos. È una scena da incubo modellata con materiali quotidiani, quel genere di cose che si trovano passeggiando per le strade di una qualsiasi città. Aprono la mostra delle transenne rotte e malconce. C’è del filo spinato, barriere di cemento saldate, faldoni di documenti dall’aspetto ufficiale a cui non si può accedere, spuntoni progettati per impedire agli uccelli di posarsi o, forse, per impedire ai senzatetto di riposare. In mezzo a questa disposizione brutalista, non manca però l’armamentario della Gran Bretagna tranquilla, suburbana e immancabile che tanti hanno a cuore: bastoni da passeggio e vecchie stampelle dell’Nhs (il Servizio sanitario nazionale britannico), tende a rete, festoni a tema monarchico, bandiere dell’Union Jack.

L’installazione cinematografica multicanale di Pilgrim rappresenta una composizione musicale su larga scala realizzata durante la pandemia in collaborazione con le persone vulnerabili dei quartieri di Barking e Dagenham, nella zona est di Londra. Il lavoro di Ghislaine Leung si interroga sulle aspettative riposte negli artisti e sulle esigenze della paternità. Walker presenta invece ritratti a carboncino di persone colpite dallo scandalo Windrush, disegnati direttamente sulle pareti.

Darling è stato nominato per le sue mostre «No Medals, No Ribbons» al Modern Art Oxford e «Enclosures» al Camden Art Centre, diretto da Martin Clark, uno dei membri della giuria che lo ha selezionato, circostanza questa che ha indotto i critici d’arte a ipotizzare un conflitto di interessi. Gli altri giurati erano Melanie Keen, direttrice della Wellcome Collection di Londra, Helen Nisbet, direttore artistico di Cromwell Place, sempre a Londra, e Cédric Fauq, curatore capo del Capc musée d’art contemporain de Bordeaux (Capc). La giuria era presieduta da Alex Farquharson, direttore della Tate Britain di Londra.

Al termine del suo discorso di accettazione, in diretta televisiva, Darling ha alzato una bandiera palestinese. Intervistato dalla nostra testata sorella in lingua inglese,  «The Art Newspaper», Darling ha fatto riferimento alla copertura della guerra in corso tra Israele e Hamas: «Volevo dire qualcosa alla Bbc. Perché altrimenti non verrebbe detto».

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