Jean-Luc Martinez coinvolto in un traffico di antichità

L’ex direttore-presidente del Louvre è stato interrogato dalla polizia nell'ambito di un'indagine internazionale. Al centro, alcuni acquisti effettuati dal Metropolitan di New York e dal Louvre Abu Dhabi

Jean-Luc Martinez. Foto Raphael Lafargue/Abacapress.com
Vincent Noce, Alessandro Martini |

L’indagine sul presunto traffico di grandi quantità di beni archeologico dal Medio Oriente ha avuto una svolta drammatica il 23 maggio, quando l’ex direttore-presidente del Louvre, Jean-Luc Martinez, è stato interrogato dall’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali (Ocbc) insieme al direttore del Dipartimento egizio del Louvre, Vincent Rondot, e all’egittologo Olivier Perdu.

Quest’ultimo, rilasciato martedì sera senza alcuna accusa, ha dichiarato a «The Art Newspaper» di essere stato interrogato solo perché la «Revue d’Egyptologie», da lui diretta per la Società francese degli egittologi, «ha pubblicato nel 2019 un articolo scientifico sull’importanza storica di una stele venduta al Louvre Abu Dhabi».

Al centro dei fatti, è una stele della XVIII dinastia in granito rosa di 1,68 metri che porta il sigillo del faraone Tutankhamon, acquistata dal Louvre Abu Dhabi nel 2016, insieme ad altre quattro opere. L’Ocbc sarebbe interessato alla notizia di una loro non chiara esportazione dall’Egitto e al possibile ruolo dell’ex direttore del Louvre. Una fonte del Governo francese ha confermato i fatti, ma ha rimandato ogni ulteriore dichiarazione. Martinez ha intanto negato a «The Art Newspaper» qualsiasi illecito.

La notizia fa seguito all’arresto a Parigi di un mercante tedesco-libanese, Roben Dib, detenuto da marzo con l’accusa di associazione a delinquere e riciclaggio di denaro. Interrogato due anni fa ad Amburgo, ha negato tutte le accuse di traffico d’arte. Nel giugno 2020, il giudice istruttore parigino Jean-Michel Gentil ha accusato l’esperto e mercante parigino Christophe Kunicki di associazione a delinquere, associazione a delinquere e riciclaggio. All’epoca, la sede parigina dell’agenzia francese per il Louvre Abu Dhabi è stata oggetto di una perquisizione e del sequestro di documenti da parte dell’Ocbc.

Secondo il giornale satirico «Canard enchaîné» (nell’articolo del 24 maggio dal titolo evocativo: «L’ex direttore del Louvre colpito dalla maledizione di Tutankhamon»), gli investigatori francesi hanno intenzione di recarsi a New York per scambiare informazioni con Matthew Bogdanos, il capo dell’unità per il traffico di antichità dell‘ufficio del procuratore distrettuale, che dal 2013 sta indagando su un traffico di antichità.

Kunicki, che ha già negato qualsiasi illecito, nel 2017 ha venduto un sarcofago d’oro al Metropolitan Museum di New York per 3,5 milioni di euro, che è stato successivamente sequestrato dalla Procura distrettuale e restituito all’Egitto. Le indagini penali in Francia e negli Stati Uniti, che si sono estese a Germania, Regno Unito e Dubai, si stanno ora concentrando su altri 9 oggetti acquistati dal Metropolitan e dal Louvre Abu Dhabi per un totale di oltre 50 milioni di euro da Kunicki e Dib, secondo una fonte vicina alle indagini.

Un portavoce del Metropolitan ha rifiutato di commentare i dettagli, ma ha dichiarato che i suoi «dipendenti sono stati ingannati da questa cospirazione criminale e il museo ha collaborato pienamente durante questa indagine e continuerà a farlo». Nessuno di questi oggetti è stato venduto al Louvre di Parigi. Ma, dal lancio del progetto nel 2007, le acquisizioni del museo di Abu Dhabi, con l’aiuto di esperti francesi, devono essere approvate da una commissione congiunta, copresieduta proprio dal direttore-presidente del Louvre, carica ricoperta da Martinez dal 2013 al 2021.

Da allora è stato nominato ambasciatore speciale per la cooperazione internazionale sul patrimonio culturale e sta attualmente lavorando a un rapporto sulle restituzioni ai Paesi africani.

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