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Opinioni

Italia interrotta: tra questi frammenti e monconi, vizi e virtù di un paese

Le opere iniziate e mai finite non si contano in Italia

La Sibari Sila interrotta a San Demetrio Corone

«La considerazione di cui godono le opere di architettura incompiute solitamente non è mai molto alta, e la miglior sorte a cui sembra possano andare incontro è quella di essere rase al suolo al più presto oppure dimenticate. L’affermazione che l’incompiuto architettonico esiste, e che può essere considerato addirittura un valore, è dunque paradossale ma non per questo affatto priva di senso. Non si può infatti negare l’esistenza, a tutte le latitudini del pianeta, di edifici abbandonati prima ancora di essere entrati in uso.

Che questo tipo di condizione, poi, fiorisca in particolar modo nella penisola italiana corrisponde anch’esso a un’evidenza innegabile, e persino a una “logica”, per quanto sbagliata e perversa la si possa giudicare. Quando essa si presenta, ciò corrisponde nella gran parte dei casi a uno spreco di risorse che, in quanto tale, prevede sempre l’azione combinata di due fattori non facilmente riproducibili altrove: una certa disponibilità di fondi (pubblici) e una altrettanto certa tendenza (privata) ad abusarne.

Chi possiede meno risorse dell’Italia mediamente realizza meno opere pubbliche; chi ne possiede di più normalmente è più attento agli sperperi. Nel far convivere queste due condizioni l’Italia costituisce una strana eccezione. La si può dire davvero maestra nel lasciare le cose a metà. Anche per questa ragione essa può essere indicata come la culla per eccellenza dell’incompiuto architettonico; esattamente come, per ironia della sorte, in modo uguale e contrario, essa è anche la culla per eccellenza del patrimonio architettonico.

Ma c’è di più: in Italia, non soltanto l’incompiuto architettonico sussiste come prova tangibile di un diffuso malcostume politico, economico e sociale ma, punteggiandone i territori e conformandone i paesaggi, esso qui può elevarsi addirittura al livello di “stile”. [...] Uno stile che è anche, e ancora di più, uno “stile di vita”: modus vivendi et operandi tipicamente italiano. In esso convivono vizi e virtù del nostro paese: furbizia e capacità di adattamento, inerzia e inventiva.

Non vi è forse talento italiano più grande,  ma anche suo più grande difetto, della capacità di sapersi arrangiare nelle situazioni diffcili. Lo stato di incompiutezza di molti edifici e infrastrutture è la fotografia più precisa e realistica di quest’ambigua “arte” italiana: dove arrangiarsi equivale a ingegnarsi, adeguarsi, fare di necessità virtù, tirare a campare».

Marco Biraghi
storico dell’architettura

L'ITALIA INTERROTTA
Malaffare, clientelismo, incompetenza e improvvisazione hanno partorito in Italia una spropositata quantità di edifici incompiuti. I due gruppi di architettura Alterazioni Video e Fosbury Architecture hanno condotto una ricerca per oltre un decennio, dunque a partire dall’inizio della più grande crisi economica dal dopoguerra, che ha prodotto anche una mappatura di queste opere incompiute che sono distribuite un po’ dovunque. «Incompiuto: Nascita di uno Stile», è il titolo del volume recentemente pubblicato da Humboldt Books, da cui è tratto il brano pubblicato.

Marco Biraghi, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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