Israele e Palestina: anche l’arte prende posizione

Accolto (ma solo parzialmente) l’appello dei musei israeliani a Icom International: la condanna non cita espressamente Hamas. Già due artisti palestinesi morti sotto le bombe a Gaza, che hanno colpito anche la chiesa greco-ortodossa di San Porfirio

A sinistra Suzanne Landau, direttrice dell’Israel Museum di Gerusalemme, uno dei firmatari dell’appello all’Icom affinché condanni Hamas come organizzazione terroristica (Foto tratta da Wikipedia. © Studio Adigital | CC BY SA 4.0); a destra Adania Shibli, scrittrice palestinese a cui è stato prima assegnato e poi ritirato il LiBeraturpreis 2023 (Foto tratta da Wikipedia. © National Book Foundation | CC BY 3.0)
Redazione |

Da quando Hamas ha lanciato i suoi attacchi terroristici all’interno di Israele, il 7 ottobre scorso, a cui è seguita la risposta israeliana a Gaza (nel corso dei bombardamenti nella Striscia sono morti almeno due artisti palestinesi, Heba Zagout e Mohamed Sami), non si sono fermati gli scontri. E neanche l’attenzione del mondo dell’arte e della cultura, le cui iniziative continuano a moltiplicarsi.

Il 22 ottobre tutti i principali musei israeliani hanno chiesto che l’International Council of Museums (Icom) condanni Hamas come organizzazione terroristica, appello giunto in forma di lettera aperta firmata tra gli altri dal presidente di Icom Israele, Raz Samira, e dai direttori Suzanne Landau (Israel Museum di Gerusalemme), Tania Coen-Uzzielli (Tel Aviv Museum of Art) e Yotam Yakir (Musei di Haifa).

Quattro giorni più tardi, attraverso il proprio sito web, l’organizzazione ha risposto: «Icom esprime profonda preoccupazione per l’attuale violenza che colpisce i civili israeliani e palestinesi e deplora le significative conseguenze umanitarie che il conflitto ha avuto nelle ultime settimane», con l’invito quindi «a tutte le parti a rispettare il diritto e le convenzioni internazionali» ma senza alcun riferimento diretto ad Hamas. Ricordiamo che l’Icom, la più importante organizzazione museale del mondo, è affiliata all’Unesco e proprio l’Unesco è da tempo sotto accusa da parte di Israele per aver riconosciuto tra i suoi membri la Palestina, nonostante tale riconoscimento non sia arrivato dalla gran parte delle diplomazione mondiali.

Intanto, pur nelle difficoltà di ogni verifica, si segnalano i primi danni al patrimonio storico artistico. La chiesa greco-ortodossa di San Porfirio a Gaza, ritenuta la terza chiesa più antica del mondo, è stata colpita da missili il 19 ottobre mentre centinaia di palestinesi vi erano riparati. Secondo il Patriarcato ortodosso di Gerusalemme e i funzionari sanitari palestinesi, almeno 18 palestinesi cristiani sarebbero stati uccisi. L’Ordine di San Giorgio, un’ente di difesa dei cristiani ortodossi in Medio Oriente, ha dichiarato: «Non abbiamo notizie sulle condizioni delle altre 500 persone ospitate nella chiesa e nel monastero».

Infine, un premio attribuito e uno negato. Se alla Buchmesse di Francoforte ha suscitato scalpore il LiBeraturpreis prima assegnato e poi ritirato alla scrittrice palestinese Adania Shibli (che nel romanzo «Un dettaglio minore» pubblicato in Italia da La nave di Teseo, racconta di una ragazza palestinese rapita e uccisa da soldati israeliani nel 1949), il 16 ottobre il Prix Marcel-Duchamp 2023 è invece andato a Tarik Kiswanson (1986). In parte contro pronostico: si riteneva infatti che, seppur tra i favoriti della vigilia, il suo nome potesse suscitare polemiche legate proprio alla guerra tra Israele e Hamas. L’artista, infatti, ha nazionalità svedese, francese e giordana, ma anche palestinese.

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