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Invasione nel mercato: arrivano i tedeschi DDR | 2

Cade l'ultimo muro

«Verschränkung von Kühl und Warm auf Kupfer», 1933-35, di Bernhard Heisig, tecnica mista su carta, 50x35x0,3 cm, Dr. Irene Lehr Kunstauktionen GmbH, Berlino

23mila opere dei pittori che Baselitz definì «pezzi di merda» tornano visibili al pubblico. Dopo trent’anni di damnatio memoriae, anche l’arte di regime dell’ex Germania Est è stata riabilitata. È cambiato il clima politico, ma a dare la spinta è anche il mercato, sempre avido di nuove «scoperte» e di revival sorprendenti.

Istituzioni e mercato

Ciò che accade allo Schloss Beeskow fa parte di una più ampia riabilitazione dell’arte della Ddr, sia da parte delle istituzioni che del mercato. Se nel 1994 il direttore della Neue Nationalgalerie di Berlino fu duramente criticato per aver esposto opere di artisti della Ddr, l’anno scorso in Germania ci sono state due importanti mostre a loro dedicate. «Punto di non ritorno», a Lipsia, era sull’arte dell’ex Ddr prima e dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, mentre «Utopia e tramonto. Arte nella Ddr» nel Kunstpalast di Düsseldorf si concentrava sugli artisti della Ddr che lavorarono per il regime e su quelli che vi si opposero.

Il 7 dicembre 2019, presso la casa d’aste Ketterer di Monaco, un quadro del 1978 di Wolfgang Mattheuer, «La caduta di Icaro II», ha raggiunto i 231.250 dollari (compresi i diritti d’asta del 25%), contro una stima di 33mila dollari. Un importante collezionista di arte della Ddr è il tedesco dell’Ovest Hasso Plattner, imprenditore del digitale, che nel 2017 ha esposto le sue opere nel Museo Barberini di Potsdam e sta ora allestendo un museo per la sua collezione in un edificio adiacente che aprirà nel 2021. L’obiezione ideologica nei confronti di chi lavorò per il regime è in gran parte superata perché oggi le persone sono cresciute senza la paura del comunismo e sono interessate a conoscere che cosa accadde tra la fine della seconda guerra mondiale e la riunificazione del 1990.

Il collezionista di Los Angeles Justin Jampol, nato nel 1978, ha persino fondato il Museo Wende («Wende», punto di svolta, è una parola tedesca che significa riunificazione), interamente dedicato alla cultura della Ddr, dalle tappezzerie alla pornografia. Oggi siamo anche più eclettici dal punto di vista estetico e meno dottrinari. L’arte non deve più avere delle credenziali morali in quanto forza di opposizione; l’arte astratta e concettuale è ben accetta ma lo è anche quella figurativa e la Ddr, con le sue accademie rigorosamente tradizionali, sapeva senza dubbio come produrre artisti figurativi di valore. Quindici anni fa, i pittori post-unificazione della Nuova Scuola di Lipsia come Neo Rauch ebbero un notevole successo a Ovest e ora il mercato, perennemente affamato, sembra pronto per i predecessori comunisti come Werner Tübke, Wolfgang Mattheuer e Bernard Heisig.

L’anno scorso, durante l’intervento in occasione dell’apertura della mostra «Utopia e tramonto», il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato: «Dal punto di vista della Germania dell’Ovest in passato forse abbiamo commesso troppo spesso l’errore di guardare all’arte della Germania dell’Est da una prospettiva esclusivamente politica». È facile dirlo ora che sono passati 30 anni e la questione politica non è più in discussione. La domanda più difficile è perché l’arte dell’Est sia stata così a lungo oggetto di censura mentre non lo è stata la letteratura. È un aspetto sollevato nel 1994 da Ulrich Greiner del settimanale «Die Zeit» nel clima della polemica sollevata dalla mostra di arte della Ddr nella Neue Nationalgalerie. La causa potrebbe essere l’intolleranza dell’«accademia del contemporaneo» dominante in Occidente, insieme alla convinzione di una sua superiorità morale rispetto ai collaboratori di partito, ignorando l’asservimento richiesti in Occidente dal mercato dell’arte?

di Catherine Hickley e Anna Somers Cocks



Invasione nel mercato: arrivano i tedeschi DDR
1. La riabilitazione degli artisti
2. Cade l'ultimo muro
3. Le rassegne tedesche che hanno posto le basi del successo
4. Perché l'arte Ddr può diventare un brand

Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020



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