Inizio col boom alle Galleria d'Italia

La prima mostra nella neonata sede torinese è su una selezione di scatti dall’Archivio Publifoto, a cura di Giovanna Calvenzi e Aldo Grasso

Case minime del quartiere Ortica di Milano, 12 luglio 1950 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo Ornella Zamperetti, seconda classificata a Miss Italia, posa in costume da bagno davanti ad un fotografo a Stresa, 26 settembre 1948 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo Campagne alluvionate nel Polesine, 1951 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
Rocco Moliterni |  | Torino

L’Italia che rinasce dalle macerie del secondo conflitto mondiale, il piano Marshall con cui l’America l’aiuta a ripartire, il boom degli anni ’60 e l’avvento della televisione, la motorizzazione di massa e i sogni legati alla conquista della Luna.

A raccontare tutto questo è la grande mostra «Dalla guerra alla Luna» curata da Giovanna Calvenzi e Aldo Grasso, che accompagna l’apertura di Palazzo Turinetti, sede torinese delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. L’esposizione attinge dallo straordinario patrimonio di immagini dell’Archivio Publifoto, oggi parte integrante dell’Archivio Storico Intesa Sanpaolo.

Per capire l’Italia di oggi, la sua forza e le sue debolezze è quanto mai opportuno un tuffo nel passato, che illustri passo a passo quel che siamo stati e quel che siamo diventati nella seconda metà del secolo scorso. Nel 1945 l’Italia è un Paese in ginocchio: esce da 20 anni di fascismo e da cinque di guerra. È un Paese letteralmente «a terra»; bisogna ricostruire il tessuto sociale, l’economia, ma anche le istituzioni politiche dopo la dittatura e il vuoto di potere, creatosi con l’armistizio, durato due anni.

Nelle immagini della mostra vediamo le baracche (per abbatterle passeranno molti anni) che costellano le periferie delle grandi città, e le prime case popolari, costruite grazie al progetto Ina Casa. C’è palpabile l’euforia di quegli anni, con la nascita di nuovi giornali e il desiderio che accomuna tutti di ripartire.

Nell’aprile del 1948 le elezioni politiche avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana di De Gasperi e nel quadro politico nato dalle urne si opera negli anni successivi per la ricostruzione economica che avviene grazie a diversi fattori, tra cui gli aiuti internazionali dell’Onu e il piano Marshall, un grande progetto economico e finanziario messo in atto dagli Stati Uniti per sostenere la ripresa europea.

Tra gli anni ’50 e ’60 avviene la grande trasformazione del nostro Paese: prima del boom economico l’Italia era un Paese prevalentemente agricolo e in condizioni decisamente arretrate, come testimoniano le immagini di mondine al lavoro, di greggi di pecore che attraversano le strada, di birocci tirati da cavalli. Proprio queste condizioni arretrate renderanno più evidenti i segni dell’industrializzazione.
Costruzione del viadotto sul torrente Sori sul tratto autostradale Genova - Sestri Levante, settembre-ottobre 1966 (fotografia di Tino Petrelli) © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
È il periodo della costruzione dell’Autostrada del Sole e della motorizzazione di massa, che si realizza prima con la Vespa e poi con la Topolino (forse amaranto come nella canzone di Paolo Conte) e con la Cinquecento. Sono gli anni delle Olimpiadi di Roma, del Concilio Vaticano II, dei primi consumi di massa: le case si affollano di elettrodomestici, dal frigorifero alla lavatrice, dalla cucina economica al tostapane.

Il miracolo economico fu reso possibile da diverse ragioni: la generale ripresa dell’economia mondiale, la creazione del Mercato comune europeo, la costruzione di infrastrutture. La crescita riguardò soprattutto l’industria e permise un benessere inimmaginabile solo pochi anni prima. Ma non fu una crescita indolore, poiché non interessò tutto il Paese nello stesso modo.

Il boom economico acuì lo storico divario tra il Nord e il Sud e l’industrializzazione, appannaggio soprattutto del Settentrione, costrinse a una gigantesca migrazione interna dalle campagne meridionali alle città del Nord che cambiò profondamente il volto dell’Italia.

Nella mostra alle immagini del lavoro in fabbrica si alternano quelle dei concorsi di bellezza. Ci sono le gare sportive e quelle canore, la costruzione dei ponti e dei grattacieli, la scoperta della metropolitana di Milano. Senza però dimenticare le tragedie, quelle naturali, come l’alluvione del Polesine e di Firenze, e quelle causate dall’uomo, come il Vajont. Catastrofi che misero il Paese di fronte alle contraddizioni di una grande trasformazione che non aveva fatto i conti con il suo fragilissimo territorio.

La televisione, nata nel 1954, è l’elettrodomestico più desiderato di quegli anni, quello che più di tutti favorisce la diffusione di consumi di massa e l’unificazione culturale del Paese, a cominciare da quando il giovedì sera l’Italia si fermava per seguire «Lascia o raddoppia?».

Idealmente, oltre a segnare l’arco cronologico rappresentato dal quarto di secolo che copre il periodo dalla fine della guerra allo sbarco sulla Luna, la mostra indica anche l’evoluzione dei media nella società italiana: un arco che inizia con la signora che ascolta la radio mentre sferruzza e si chiude con la magica serata del luglio 1969, quando tutto il Paese assiste in televisione a un’avventura capace di illudere che il mondo sarebbe cambiato: «Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’Umanità», come lo definì Neil Armstrong camminando per la prima volta sul nostro satellite in quell’estate del 1969.

GALLERIE D’ITALIA - TORINO
I contributi speciali pubblicati nei mesi scorsi per approfondire alcune questioni cruciali del dibattito contemporaneo sulla fotografia in vista dell’apertura della nuova sede di Gallerie d’Italia

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