Indomiti difensori dell’arte

Le personalità che dedicarono la vita a salvare il patrimonio culturale durante la guerra

Carlotta Venegoni |

Nel libro di Alberto Meomartini e Andrea Villa la narrazione si coniuga a dati tratti da ricerche d’archivio creando un intreccio degno dell’alta storiografia. Gli autori presentano la storia di quei protagonisti attivi, durante e dopo la seconda guerra mondiale, nella difesa del patrimonio artistico italiano. Si tratta di uomini e di donne, italiani ma anche e soprattutto, europei e americani, definiti le «riserve della civilizzazione».

Sono moltissime le figure che, mettendo a rischio la propria sicurezza e quella delle loro famiglie, si dedicarono a salvare i monumenti, le opere d’arte, i tesori bibliografici e archivistici attraverso strategie di grande ingegno. Sono «Monuments Men», militari e civili, laici e legati allo Stato Vaticano. Sono professionisti, ma anche persone comuni. Tutti uniti da un unico obiettivo: opporsi alle minacce che la guerra generava per il nostro patrimonio identitario, e soprattutto per la civilizzazione, espressa nei secoli proprio attraverso le opere d’arte.

Il volume narra una storia in realtà ancora troppo spesso dimenticata, che lega le vicende umane di personalità davvero affascinanti. Tra questi l’archeologo Sir Leonard Woolley, il «principe degli archivi» Hilary Jekinson, Fernanda Wittgens, Gian Alberto Dell’Acqua, Helen Frick, in prima linea nel mappare i principali monumenti italiani che non avrebbero dovuto essere bombardati. Un libro che era necessario scrivere, ispirato, come riferiscono gli autori, «da un dovere di conoscenza e di riconoscenza» verso coloro che sono stati capaci di difendere i valori universali dell’arte. 

Identity men. Gli uomini e le donne che hanno difeso il patrimonio culturale italiano (1943-1951)
di Alberto Meomartini e Andrea Villa, 285 pp., ill. b/n, Skira, Milano 2021, € 18

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