Incontri immaginati, ma verosimili

Alla Pinacoteca Tosio Martinengo Lorenzo Lotto dialoga con i suoi, non meno illustri, colleghi coetanei

«Adorazione dei pastori» di Lorenzo Lotto
Ada Masoero |  | Brescia

S’intitola «Lorenzo Lotto. Incontri immaginati» la mostra con cui Brescia conclude l’anno in cui è stata, con Bergamo, Capitale italiana della Cultura. Ordinata nella Pinacoteca Tosio Martinengo dal 1 dicembre al 7 aprile 2024, la mostra mette in dialogo (in un dialogo immaginario, come suggerisce il titolo, ma più che verosimile, come prova l’efficacia dei confronti) alcuni capolavori della Pinacoteca bresciana con lavori di pari qualità prestati da altri musei.

Perché verosimile? Perché con i cinque dipinti (uno della Pinacoteca, quattro giunti da fuori) del protagonista, Lorenzo Lotto (Venezia, 1480-Loreto 1556-57), di cui è documentato un rapporto personale con il solo Moretto, sono esposti quelli (tutti della Pinacoteca Tosio Martinengo) dei coetanei, o quasi, Giovanni Gerolamo Savoldo (1480 ca.- post 1548), Girolamo da Romano, detto il Romanino (1484 ca.-1566) e il più giovane Alessandro Bonvicino, detto il Moretto (1492-95 ca.-1554), loro bresciani. Così, nella Sala V, è la meravigliosa coppia di tavole dell’«Angelo annunciante» e della «Madonna annunciata» (1526 ca.) di Lorenzo Lotto, dalla Pinacoteca Comunale di Jesi, così colma di emozione, a dialogare con il ciclo, non meno penetrante psicologicamente, dei «Profeti» (1525 ca.) di Moretto, mentre nella sala successiva l’«Adorazione dei pastori» di Lotto (1530, questa della Pinacoteca Tosio Martinengo) entra in risonanza con il dipinto d’identico soggetto (1540) di Savoldo e con la «Cena in Emmaus» (1527 ca.) di Moretto.

Nella Sala VII, ecco il piccolo notturno della «Natività» (1525) di Lotto, dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, intrecciare un colloquio con il crepuscolare «Riposo durante la fuga in Egitto» (1520.-25 ca.) di Savoldo, mentre nella Sala VIII è la volta del coro a tre voci tra Lorenzo Lotto (con «I santi Rocco, Cristoforo e Sebastiano», 1533-35 ca., con il ciclopico san Cristoforo, dalla Santa Casa di Loreto, il luogo dove Lotto, dopo una vita sfortunata e randagia morì in povertà, da oblato); Moretto, qui con due opere (la «Natività con i pastori, san Gerolamo e un donatore girolamino», 1530-35 ca., e la «Madonna con il Bambino, san Giovannino e santi» o «Pala di Sant’Eufemia», 1527 ca.) e Romanino, presente con l’affollata «Incoronazione della Vergine (Pala di San Domenico)» adorata da una piccola tribù di sante e santi, questa del 1545-1548. Entra qui in scena il tema della pala d’altare, la sfida del «fare grande», declinata dai tre maestri della Terraferma veneziana con soluzioni personali, su cui pesa, però, l’influenza di Tiziano e di Albrecht Dürer.

© Riproduzione riservata «Angelo annunciante» e »Madonna annunciata» (1526) di Lorenzo Lotto
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