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In Spagna la Guerra Civile non è ancora finita

Continua la polemica sull’esumazione di Francisco Franco, mentre a Barcellona è stata ritrovata la prima fossa comune franchista

Il gigantesco complesso Valle de los Caidos voluto da Franco per commemorare la vittoria nella Guerra Civile

Durante un sopralluogo preliminare a un cantiere edilizio, il Servizio di Archeologia di Barcellona ha localizzato la prima fossa comune della Guerra Civile nell’area urbana. Affinché siano condotti gli opportuni studi medico-legali e genetici, il ritrovamento è stato subito comunicato all’organo che, grazie alla seppur tardiva e insufficiente Legge sulla Memoria Storica del 2009, s’incarica della ricerca delle fosse comuni e dell’identificazione delle persone scomparse durante il conflitto e i 30 anni di dittatura franchista, conclusa solo con la morte di Francisco Franco nel 1975. Si tratta dei resti di due persone adulte, che nonostante fossero ricoperti con calce viva, mostravano il cranio perforato da un proiettile nella posizione tipica dell’esecuzione.

Gli oggetti trovati nelle vicinanze hanno confermato le prime supposizioni e non si esclude che il ritrovamento conduca ad altre fosse comuni. Proprio il 2 maggio scorso è stato restituito ai famigliari il corpo di Elio Ziglioli, un anarchico italiano che si arruolò nelle Brigate Internazionali per appoggiare le forze repubblicane nella Guerra Civile spagnola. Aveva 22 anni, quando il 4 ottobre 1939 fu assassinato dopo giorni di torture e gettato in una fossa comune, dove è restato fino al marzo 2018 quando, grazie all’impegno del Governo della Catalogna, è stato identificato.

Intanto continuano le polemiche sull’esumazione di Franco e il suo trasferimento in un luogo che non sia un monumento nazionale visitato da milioni di persone, come il Valle de los Caídos, il gigantesco complesso voluto da Franco per commemorare la sua vittoria nella Guerra Civile e costruito dai prigionieri politici. Il Tribunale Supremo, lo stesso che sta giudicando i politici catalani «ribelli», non solo ha bloccato l’esumazione ma ha giustificato la decisione riconoscendo Franco come capo di stato dall’ottobre 1936 fino alla sua morte nel 1975, «dimenticando» che si autonominò in seguito al colpo di stato contro il legittimo presidente Manuel Azaña.

È un’ulteriore conferma, insieme al processo ai politici catalani e al risultato delle recenti elezioni, che il franchismo non appartiene al passato ma è ben vivo e presente nella società spagnola contemporanea, come denunciano e dimostrano numerosi progetti artistici sul tema, dal «Franco zombie» in un frigorifero che causò a Iván Merino l’espulsione da ARCOMadrid, al recupero della memoria storica nelle installazioni multimediali di Francesc Torres.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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