In Perù guidati da Ai Apaec

Realtà aumentata e 192 reperti dal Museo Larco di Lima alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine: un viaggio a Machu Picchu e tra civiltà millenarie

Una veduta della mostra «Machu Picchu e i tesori del Perù», Cité de l’Architecture, Parigi, 2022
Antonio Aimi |  | Parigi

Il 16 aprile si è inaugurata alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine, nel Palais de Chaillot, «Machu Picchu e i tesori del Perù» (fino al 4 settembre), che presenta 192 reperti provenienti quasi tutti dal Museo Larco di Lima.

Si tratta di oggetti in oro, argento e rame dorato, terrecotte, tessuti, collane, pettorali, armi, strumenti musicali, ornamenti nasali e sculture. Il percorso espositivo è molto innovativo e si snoda in due sale introduttive e sette sale monotematiche che presentano trasversalmente alcuni dei temi più importanti delle culture dell’antico Perù.

Si parte dalle categorie del mondo andino (la dualità, il rapporto alto/basso ecc.) per arrivare alle relazioni con le divinità e gli antenati passando per i rituali e i sacrifici. Il visitatore ha così la possibilità di vedere sia come gli stessi temi sono stati declinati dalle culture (Chavín, Moche, Nasca, Chancay, Lambayeque, Huari e Inca) che per oltre tremila anni si sono sviluppate nell’Area Peruviana, sia come queste declinazioni hanno concorso a definire il tratto culturale che più di ogni altro la caratterizza: l’unità nella diversità.

Esiste anche una sezione «per adulti», che presenta terrecotte con diversi modi di rapporti sessuali. E qui è importante osservare che questi reperti non erano espressione di un voyeurismo ante litteram, ma erano associati ai miti della fertilità. Le due curatrici, Carole Fraresso, ricercatrice associata del Museo Larco, e Ulla Holmquist, direttrice dello stesso museo, in esclusiva per «Il Giornale dell’Arte», hanno spiegato che con questa mostra hanno voluto garantire ai visitatori «un vero tuffo nel mondo delle società dell’antico Perù».

E hanno aggiunto: «Abbiamo preparato un’esposizione molto innovativa per comunicare al meglio il patrimonio materiale e immateriale dell’antico Perù. Con la tecnica della realtà aumentata nella mostra si combinano oggetti virtuali e reali per rafforzare il racconto, mentre la realtà virtuale permette, alla lettera, di far entrare il visitatore a Machu Picchu. Dal meraviglioso paesaggio di questo sito passando per il deserto della costa e per l’altopiano andino la guida del percorso espositivo è Ai Apaec, un eroe mitico, che affronta le sfide imposte dalla natura e dà insegnamenti per la rigenerazione del suo popolo».

Tra gli oggetti esposti molti sono i capolavori che da soli meritano un viaggio a Parigi. Qui ci si può limitare a segnalare un diadema in oro che raffigura una testa di giaguaro affiancata da due condor, il pannello della Scuola di La Victoria, che presenta due riquadri di penne gialle e due riquadri di penne blu, e diverse coppie di orecchini in oro e turchese.

E per queste ultime tipologie, che giocano sull’accostamento giallo/blu, è importante segnalare che ci si trova davanti a un mirabile esempio dell’«armonia del contrasto cromatico», che per questi due colori fu segnalato da Kandinskij nel 1912, prima che queste opere fossero scoperte. Tra le terrecotte, inoltre, emerge una bottiglia con ansa a staffa (una tipologia tipica delle culture della Costa Nord), che mostra le fasi culminanti della Cerimonia del Sacrificio, il rituale più importante della cultura Moche, che fu compreso chiaramente solo dopo le ricerche fatte a Sipán.

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