In mano museale l’archivio di Ed van der Elsken

Ad effettuare l'acquisizione sono stati il Rijksmuseum e il Nederlands Fotomuseum

Chiara Coronelli |  | AMSTERDAM

«Ho sempre pensato che possedere i lavori di Ed fosse una grande responsabilità. Non li ho mai considerati solo di mia proprietà; sono innanzitutto un’eredità storica dell’arte fotografica e visiva dell’Olanda». È Anneke Hilhorst che parla, vedova di Ed van der Elsken (Amsterdam, 1925-90), autore di una pietra miliare come Love on the Left Bank, che a metà anni Cinquanta catapulta la fotografia nella contemporaneità immergendo il suo sguardo diretto e crudo nel clima esistenzialista di un’umanità ripresa per le strade, nei caffè, ai concerti, tra Parigi, Olanda, Sud Africa, Sierra Leone, Giappone, Hong Kong e Messico.

Il suo intero lascito di oltre 11mila pezzi, raccolti in quarant’anni di attività, finora conservato nella sua casa di Edam e gestito dalla moglie, ha trovato una collocazione definitiva presso il Rijksmuseum di Amsterdam e il Nederlands Fotomuseum di Rotterdam che hanno coacquisito il patrimonio dell’artista: al primo vanno 7.700 stampe, al secondo 3mila provini a contatto e 300 fotografie.

L’accordo è stato siglato grazie alla generosità di Anneke Hilhorst che ha in gran parte donato l’archivio del marito, mentre l’acquisto è stato sostenuto da una catena di finanziatori (Mondriaan Fund, Rembrandt Association, BankGiro Lottery, Paul Huf Fonds/Rijksmuseum Fonds, Marque Joosten & Eduard Planting Fonds/Rijksmuseum Fonds) e dalla mediazione della Annette Gelink Gallery di Amsterdam.

Ed van der Elsken, come sottolinea Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum, «ci offre uno sguardo profondo sui cambiamenti che hanno avuto luogo nella seconda metà del XX secolo, e che sono ancora rilevanti nelle nostre vite oggi. Noi e il Nederlands Fotomuseum insieme assicureremo che il lavoro di van der Elsken sia reso accessibile a tutti, ora e in futuro».

Le due istituzioni si impegnano a catalogare, restaurare, studiare e digitalizzare una collezione comprensiva, tra le altre cose, di oltre 2mila stampe vintage, progetti per copertine, stampe multiple da uno stesso negativo, provini a contatto con indicazioni annotate sopra e mockup di libri, come quello per il capolavoro Sweet Life del 1966, con diverse ipotesi di sequenza.

Una ricchezza di materiali che rivela un processo creativo fatto di riflessioni, ripensamenti e sperimentazione, ben evidente nella selezione di «Crazy World», la rassegna che il Rijksmuseum, in collaborazione con il Nederlands Fotomuseum, dedica fino al 10 gennaio all’arte di Van der Elsken, e con la quale intende percorrere l’archivio secondo direttrici inedite.

Un centinaio di oggetti raccontano la sua visione attraverso il lavoro preparatorio, portandoci dietro le quinte per mostrarci i passaggi di un fare artistico complesso che, a dispetto dell’immediatezza dello scatto, fa luce sulla profondità di una fotografia che nasce da una costantemente ponderata ricerca narrativa, editoriale, grafica e umana.

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