In Italia il paesaggio si fa piano piano. Toscana e Puglia le prime

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Stefano Miliani |

Firenze. A siglare il traguardo di un viaggio davvero travagliato, il ministro per i Beni culturali e il Turismo Franceschini l’11 aprile scorso ha firmato il Piano paesaggistico della Toscana prima di salire su un treno d’epoca a Siena con il governatore Enrico Rossi. Quella penna ha rischiato di non venir mai intinta nell’inchiostro. Perché il piano approvato il 27 marzo, coordinato dall’assessore all’urbanistica uscente Anna Marson, ha subito attacchi duri anche da una componente Pd, quindi della maggioranza, oltre che da Forza Italia (cfr. n. 347, nov. ’14, p. 10 e n. 349, gen. ’15, p. 6). E l’asprezza delle contestazioni ben esemplifica quali conflitti smuovano gli sforzi di dare regole ragionevoli a un territorio. Due gli elementi di maggior frizione che, per gli oppositori, frenerebbero lo sviluppo: il piano vieta nuove cave di marmo sopra i 1.200 metri d’altitudine e gli «scapitozzamenti» delle Alpi
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