In Banca d’Italia per i 150 anni di Balla

Intorno all’arazzo «Mare velivolato» sono esposti tra l’altro un pastello divisionista del 1906, un autoritratto del 1909 e una singolare «Seggiola»

Una veduta dell’allestimento della mostra di Balla con, a sinistra, l’arazzo «Mare velivolato». © Renato Cerisola
Ada Masoero |  | Milano

Per celebrare i 150 anni della nascita di Giacomo Balla (Torino, 1871-Roma, 1958), la Banca d’Italia, che possiede un nucleo di opere dell’artista, presenta fino al 22 gennaio nel gran palazzo della sua sede milanese in via Cordusio 5, la mostra «Giacomo Balla 1902-1940 Esistere per dare», a cura di Elena Gigli.

La rassegna riunisce intorno all’«arazzo» «Mare velivolato» (presentato con grande successo all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs di Parigi del 1925, quella che diede il nome all’Art déco), stabilmente esposto nella sede di Milano, otto altre sue opere giunte da Roma, fra le quali il piccolo disegno preparatorio «Mare», ultima acquisizione, collocato accanto a esso.

Con questi, nelle due sale della mostra, sfilano l’«Autoritratto» del 1909, il magistrale pastello divisionista «Fontana di Villa Borghese», 1906 (Balla viveva allora nella casa-convento tra via Parioli, oggi via Pisiello, e via Porpora, affacciata sul parco) e un’opera schiettamente futurista come «Colpo di fucile domenicale», 1918, in cui l’artista traduce in immagine le onde sonore scatenate dal fragore dell’arma.

Oltre al «Ritratto di Luigi Boncompagni Ludovisi», dal taglio fotografico (Balla si era formato a Torino presso un fotografo), figura in mostra la singolare tela del 1929 «La seggiola dell’uomo strano», che raffigura una sedia «alla Balla» sul terrazzo assolato della nuova casa di via Oslavia, Roma, con una figurina astratta (il pittore stesso) sullo sfondo, e, dipinto anch’esso in via Oslavia, «Dalie luminose», 1940, testimonianza della sua svolta naturalista, che tuttavia conserva l’energia luminosa propria del Futurismo.

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