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In autunno diventeremo nevrotici?

«Quando ti preoccupa la salute, non compri». Eppure molti operatori internazionali dell'arte colgono nella crisi un’opportunità per ripensare l’intero sistema

L’opera del 1999 di Martin Creed «Everything is going to be alright» (Andrà tutto bene). © Martin Creed

Londra. Lo racconta la storia: la malattia è portata dai poveri. Ma la diffusione del Coronavirus dimostra il contrario. «Sono le persone ricche, quelle che viaggiano, i vettori di questo virus», afferma Marc Glimcher, presidente e amministratore delegato della Pace Gallery. Come testimoniato dalle ricadute di Tefaf Maastricht, è un monito per il mondo dell’arte: mentre il virus si propaga anche tra le pareti delle fiere d’arte più glamour, non ci sono ostriche, champagne e disinfettanti che tengano per rendere immuni i privilegiati.

A Maastricht l’atmosfera era «febbrile», dichiara Martin Clist della galleria antiquaria di Londra Charles Ede, «come se la fiera si stesse svolgendo sott’acqua, attutita». Lo spiega in modo pertinente Georgina Adam, editor at large per il mercato dell’arte di «The Art Newspaper»: «Ora abbiamo una datazione a.C. e d.C.: prima e dopo il Coronavirus».

Il suo enorme impatto sul mercato dell’arte è senza precedenti, con la chiusura dei due colossi Christie’s e Sotheby’s, quasi tutte le aste posticipate e migliaia di dipendenti che lavorano da remoto, una cosa prima impensabile. Ma come affrontano le persone questa situazione e quali saranno le conseguenze una volta che, come afferma Iwan Wirth, presidente e cofondatore di Hauser & Wirth, «saremo usciti dall’occhio del ciclone»?

Wirth prevede una «nuova taratura e un consolidamento delle fiere, con un rallentamento del ritmo del mercato dell’arte». Ma con tante fiere spostate all’autunno, è uno scenario improbabile: «Questa programmazione isterica, con due fiere alla volta, non è il modo giusto per riprendersi», afferma Glimcher.

La paura finanziaria
È ancora troppo presto per quantificare l’impatto finanziario sulle loro attività, ma Glimcher e Wirth concordano sul fatto che la sfida è del tutto nuova. «Sarà un anno molto, molto duro per il settore, dichiara Wirth, perché è un virus, ha un elemento essenziale: infetta tutti». Non è, prosegue Wirth «una crisi sistemica», come quella del 2008. «Ricorda più l’11 settembre che il 2008. Cambierà la nostra società», sottolinea Glimcher. La gente semplicemente non compra».

«Quando sei preoccupato per la tua salute, la sicurezza ecc. è difficile pensare di fare acquisti di alto livello per ragioni estetiche. Anche se non avrà un impatto finanziario diretto su alcuni collezionisti, l’aspetto psicologico filtrerà il mercato», dichiara l’economista Clare McAndrew.

Battuta di arresto
Il Coronavirus potrebbe aggravare la tendenza alla minor mobilità internazionale, come conseguenza di un accresciuto protezionismo, delle tariffe ecc, aggiunge la McAndrew: «Il commercio internazionale e la varietà globale di acquirenti e compratori è il fattore che ha guidato la crescita proteggendo il mercato da un calo negli ultimi dieci, vent’anni; quindi se il mercato diventa più locale è una minaccia per la crescita».

Con lo stop ai voli, «i prezzi [per il trasporto aereo di arte] stanno andando alle stelle», dichiara Adam Fields, fondatore e chief executive della compagnia di spedizioni Arta. I trasporti su strada continuano per ora ma, con le crescenti limitazioni ai confini tra i Paesi europei, anche qui ci saranno ben presto delle conseguenze.

Il 26 marzo Art Basel, in programma a giugno, è stata ufficialmente posticipata, dal 17 al 20 settembre. Come dice Wirth, sono stati costretti a «spostarla perché non si possono ottenere le licenze all’esportazione per le opere e il costo dei trasporti aerei è aumentato di venti volte». 

Diversi Paesi europei hanno bloccato le licenze all’esportazione e l’Arts Council Export Licensing Unit del Regno Unito «è stata sospesa fino a nuovo ordine», come riportato in una mail del 20 marzo, lasciando in difficoltà molti galleristi: il mercante di libri rari e mappe Daniel Crouch sta aspettando licenze per opere dal valore di 350mila sterline già vendute all’estero: «Non sarò pagato finché non riuscirò a esportare», dichiara.

Simon Sheffield, presidente esecutivo della compagnia di spedizioni Martinspeed, afferma che il prezzo del trasporto aereo è «da cinque a sei volte più alto del solito». Prevede che le spedizioni di arte «saranno ridotte all’osso. Stiamo entrando in un territorio sconosciuto».

Assicurazioni e implicazioni legali
La cancellazione delle fiere ha fatto perdere diversi milioni: «La copertura dal Covid-19 non è in vendita», dichiara Filippo Guerrini-Maraldi, presidente della divisione patrimoni privati per la società di broker assicurativi RK Harrison. «Per gli appuntamenti imminenti la cancellazione per ragioni di salute non è possibile, ma per quelli in programma tra diversi mesi sarà possibile annullare, il tutto ovviamente a un costo».

«È una situazione che non ha precedenti. Stiamo cercando di studiare tutte le possibili implicazioni», spiega Pierre Valentin, che si occupa del settore Art & Cultural Property Law Group per Constantine Cannon. A proposito dei contratti tra le fiere non posticipate o annullate e gli espositori, quale che sia la normativa applicabile, le cose saranno ancora più complicate se espositori, organizzatori della fiera e la fiera stessa non sono nello stesso Paese.

Molte fiere sono state «spostate», parecchie all’anno prossimo, piuttosto che «cancellate»: una decisione che potrebbe avere delle conseguenze. «Se una fiera viene cancellata, è probabile che gli espositori vengano risarciti, spiega Rudy Capildeo, socio dello studio legale Charles Russell Speechlys. Se viene posticipata, la fiera potrebbe trattenere la caparra dei galleristi».

Ma Valentin aggiunge che «questo potrebbe comunque dipendere dai singoli contratti e dal loro contenuto, è difficile dare una consulenza generica». Anche se al momento vi è «un senso di solidarietà nella comunità dell’arte», Capildeo pensa che le cose potrebbero peggiorare. «Purtroppo è inevitabile che inizi a farsi sentire una certa pressione, la buona volontà non può durare a lungo».

Il mondo virtuale
Mentre si pensa a come uscire da questa situazione, il settore è stato confinato nell’unico posto in cui si può ancora lavorare: online. «Se paragoniamo il mondo della moda a quello dell’arte, la nostra offerta digitale è indietro di anni luce», dichiara Wirth. Durante una conference call con 90 membri dello staff di Hauser & Wirth in smart working, Wirth ha detto: «L’eredità di tutto ciò sarà la tecnologia».

«La distanza sociale e le limitazioni ai viaggi danno a case d’asta, gallerie e fiere d’arte l’occasione per testare le strategie di vendita digitale, come la realtà virtuale e le aste online, afferma Evan Beard, executive per i servizi di arte nazionale dello US Trust. La crisi potrebbe far emergere un modo di fare affari low cost, che presto potrebbero diventare la prassi». Come Beard e Wirth, anche Clare McAndrew vede questa crisi come un’opportunità per mettere alla prova modelli di lavoro digitali e da remoto.

Il mercato non si sposterà interamente online, spiega, ma «sono spesso degli eventi apparentemente senza alcuna relazione con il mercato a originare grandi cambiamenti; sarà interessante vedere le evoluzioni di questa crisi». «Se organizzo una mostra online di un artista come Adam Pendleton o Loie Hollowell, la gente comprerà? Lo scopriremo», afferma Glimcher, la cui galleria ha appena lanciato una serie di mostre e vendite online.

Ripresa e ricostruzione
Vista la volatilità finanziaria senza precedenti delle ultime settimane, è ancora troppo presto per prevedere come si evolveranno la recessione e la ripresa. «Spero che sia una recessione molto acuta ma breve, con una veloce ripresa, dichiara Wirth. Ma molti dicono che ci vorrà più tempo e, purtroppo, mi trovo d’accordo». Una ripresa rapida potrebbe vedere il mercato dell’arte riprendersi in autunno con una forte richiesta, ma se le cose andranno più per le lunghe potrebbe riprodursi la situazione degli anni Novanta, con un riaggiustamento in calo dei prezzi.

Dall’Asia potrebbero arrivare degli indizi. Craig Yee, direttore della galleria Ink Studio di Pechino, afferma: «Con la crisi sanitaria più o meno sotto controllo, Cina, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Corea, Giappone e il Sudest asiatico sono nelle condizioni di reagire in modo propositivo alla crisi economica globale che si sta prospettando. Le economie europea, inglese e americana invece si stanno ancora confrontando con l’epidemia e, per molti versi, stanno fallendo miseramente». Yee prevede «una ristrutturazione geopolitica ed economica globale, enormi mutamenti negli ambiti economico, politico e culturale, di cui l’arte è parte integrante e costitutiva».

Risvolti positivi
Forse si può trovare un lato positivo nel forzato rallentamento del passo frenetico del mercato globale dell’arte e una ritaratura dei valori, come crede Wirth, uno dei più potenti mercanti di arte contemporanea al mondo, isolato nel Somerset: «Ora so come si cambiano le cartucce della stampante e come si pulisce la macchina del caffè. Parlo con mia madre un’ora tutti i giorni. È l’occasione per mostrarsi gentili con gli altri, cerchiamo di non perderla».

I tempi saranno duri, ma, con le parole di Guerrini-Maraldi: «Niente panico. Le cose torneranno presto normali; risollevarci è nella nostra natura». Perché, anche questo, passerà.

Anna Brady, da Il Giornale dell'Arte numero 407, aprile 2020



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