In Abruzzo è nato il nome Italia

Viaggio nel patrimonio della regione e nella sua storia con Giacinto Di Pietrantonio

L'eremo che Pietro da Morrone dedico a Sant’Onofrio, nella frazione di Badia di Sulmona
Stefano Miliani |

Dal fascinoso Guerriero di Capestrano del IV secolo a.C. al passaggio in Abruzzo di molti nomi di primo piano dell’arte contemporanea, lo storico e critico d’arte Giacinto Di Pietrantonio vede nella sua regione d’origine una continuità storica e una vitalità culturale sempre presenti. Nato nel 1954 nel paese di Lettomanoppello nel pescarese, il critico e curatore vive in Lombardia, ma non ha mai tagliato i ponti con la sua terra. Docente di Storia dell’Arte Contemporanea e Teoria e Storia dei Metodi di Rappresentazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha diretto dal 2000 al 2017 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea-GAMeC di Bergamo dove ora è consigliere, ha curato mostre di artisti da Getulio Alviani a Fabio Mauri, da Alighiero Boetti a Vanessa Beecroft, ha una rubrica su YouTube e ha ricoperto molti incarichi.

Che cosa consiglia di vedere nel suo Abruzzo?
Soprattutto nell’interno la regione ha tante abbazie, monasteri, chiese, affreschi, castelli, come quello di Celano, ha opere che sono capisaldi della scultura del Rinascimento: per esempio nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Lanciano c’è la croce astile di Nicola da Guardiagrele, uno dei più importanti orefici del XV secolo. Ricordiamo anche le ceramiche di Castelli, interessantissime. Nell’antichità, oltre che per opere di epoca romana, l’Abruzzo è importante soprattutto per una scultura preromana di cultura italica, del popolo dei Vestini: il Guerriero di Capestrano, un’opera unica, con quel cappello che sembra un disco volante. La sala nel Museo Archeologico Nazionale in Villa Frigerj a Chieti, dov’è conservato, è stata riallestita alcuni anni fa da Mimmo Paladino che ha realizzato una serie di disegni all’interno della stanza.

Che rapporti avete voi abruzzesi con Roma, capitale della cristianità?
L’Abruzzo è pieno di eremi. Il più famoso è quello di Pietro da Morrone, cioè Celestino V, il papa del gran rifiuto citato da Dante; è situato sopra Sulmona, dov’è nato Ovidio Nasone, il grande poeta delle «Metamorfosi». Essendo una regione al confine con il Lazio molte personalità venivano valorizzate dall’impero romano a Roma. Lo stesso Ponzio Pilato era abruzzese. Così come è giusto ricordare che il nome «Italia» compare per la prima volta a Corfinium quando, dopo una rivolta, fu fondata una repubblica indipendente dai Romani (nel I secolo a.C. nell’odierna Corfinio, Ndr). Il problema è che l’Abruzzo è poco conosciuto ed è rimasto fuori dal giro turistico. Il che se è un male da un punto di vista, è un vantaggio da un altro, perché il territorio si è conservato abbastanza bene.

E i paesaggi sono mozzafiato, soprattutto all’interno...
Abbiamo ben due parchi nazionali, quello d’Abruzzo, Lazio e Molise e quello della Maiella. Una delle prime leggi europee sul paesaggio fu fatta varare nel 1922 dall’allora senatore nonché filosofo Benedetto Croce, che nacque a Pescasseroli dove si costituirà il parco d’Abruzzo. E paesini come Scanno, sopra Sulmona, sono stati immortalati da tanti fotografi importanti, tra cui Mario Giacomelli e Henri Cartier-Bresson.

L’Aquila e l’aquilano hanno conosciuto l’enorme ferita del terremoto del 6 aprile 2009. Ritiene si stia recuperando?
Nell’estate scorsa sono tornato all’Aquila: è un cantiere in una città che sembrava inguaribile, in un centro storico dove devi recuperare tanto, molto è stato restaurato, L’Aquila si è ripresa abbastanza. Si deve restaurare con le norme antisismiche, ma servono anche maestranze oramai rare come quelle degli scalpellini.

Proprio all’Aquila nasce una sede del museo MaXXI. Pensa che possa essere un impulso in una città che è un gioiello di arte antica?
Certo, sì, potrà essere un impulso. Bisognerà vedere la programmazione, ma non penso che abbiano l’intenzione di renderlo una succursale di Roma, anzi, credo che avrà il suo peso come è successo in casi quali il Pompidou di Parigi, che ha un’altra sede a Metz. Se viene gestito bene il museo porterà sviluppo culturale e anche economico, le due cose sono legate.

L’arte contemporanea si è espressa con vivacità, soprattutto in località molto piccole. Si potrebbe ricordare il legame di Joseph Beuys con Lucrezia De Domizio Durini.
L’Abruzzo è una regione che da sempre ha sostenuto il contemporaneo. Soprattutto Pescara e l’Aquila, ma non solo. I De Domizio Durini in un primo momento operavano soprattutto nella città adriatica, poi nel paese di Bolognano. A Pescara, tra la fine degli anni ’60 e gran parte dei ’70, c’erano le gallerie di Mario Pieroni, di Cesare Manzo, dove arrivavano tutti, da Alviani a Pistoletto a Merz a Fabro a Paolini. Per esempio la mostra riservata solo agli animali di Gino De Dominicis del 1975 fu fatta da Lucrezia De Domizio nella sua galleria pescarese. Manzo si inventò un format prima di molti altri, «Fuori uso», facendo mostre internazionali in un edificio abbandonato con curatori come Achille Bonito Oliva o Nicolas Bourriaud.

L’Abruzzo ha avuto una serie di personalità dell’arte come Ettore Spalletti o Franco Summa; era d’origine abruzzese Mario Ceroli, lo è Claudio Verna; a Teramo lavora Giuseppe Stampone. Sono abruzzesi d’origine critici neanche più tanto giovani come Alessandro Rabottini o Simone Ciglia, oppure Francesca Referza, che da anni vive a Torino, dove ha aperto lo studio Quartz, spazio non profit tra i più interessanti. Plinio de Martiis era di Giulianova e la sua galleria romana, La Tartaruga, ha rappresentato un pezzo di storia dell’arte non solo italiana. Prima a Teramo e poi a Pescara c’era la galleria Rizziero. Aveva studiato al Liceo artistico pescarese ed era rimasto legato alla città Andrea Pazienza, Paz, uno dei maggiori disegnatori del mondo. Esiste da oltre 70 anni il Premio Michetti a Francavilla al Mare, riferito naturalmente al pittore Francesco Paolo Michetti, il premio d’arte più longevo per continuità in Italia dato che la Biennale di Venezia non è un premio. Ci sono artisti più giovani che hanno aperto l’interessante spazio non profit Senzabagno.

C’è la galleria Vistamare a Pescara, che ha aperto una sede anche a Milano. Presso la Basilica di Collemaggio all’Aquila c’è un’opera di Beverly Pepper. La regione ha avuto e ha riviste d’arte come «Segno» o «Parallelo42», che è più una rivista d’artista. Perché come si dice in Abruzzo: «Nù seme Nù. Seme quille che quande passeme la gente ci guarde e dice: Esse mò passe Quisse!» («Noi siamo Noi. Siamo quelli che quando passiamo la gente ci guarda e dice ecco stanno passando Questi bei Tomi»). Come scriveva Curzio Malaparte, questo popolo è legato moltissimo alla tradizione, ma gli piace cogliere le novità, ama la modernità.

Due Università, quella dell’Aquila e la Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, e l’Accademia aquilana: come si spiega tanta formazione artistica nella regione?
Va ricordata anche l’Università di Teramo con un dipartimento di comunicazione. Hanno avuto tutte un ruolo importante grazie anche alla vivacità e ai professori che sono riusciti ad attrarre. Per esempio l’Accademia aquilana ha attirato sempre professori e artisti significativi sia nelle materie pratiche e laboratoriali sia in storia dell’arte, in estetica. Ci hanno insegnato Fabio Mauri fino alla pensione, Carmelo Bene, Enrico Castellani, poi artisti più giovani come Bruno Esposito, Italo Zuffi e tanti altri. Come tanti critici e curatori, hanno insegnato all’Aquila Laura Cherubini e Teresa Macrì per le materie teoriche. L’Accademia è stata peraltro progettata da Paolo Portoghesi. E quando era direttore Marco Brandizzi ha fatto edizioni, molto interessanti, di arte contemporanea negli eremi. Senza trascurare che la Facoltà di Architettura di Pescara ha avuto professori come Aldo Rossi e Giorgio Grassi, architetti che hanno reso grande nel mondo l’architettura italiana postmoderna.

L’Abruzzo eccelle anche nelle istituzioni scientifiche.
Certo. Ha il Gran Sasso Science Institute e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che collaborano anche con artisti, e nel Fucino c’è il centro spaziale con parabole di Telespazio.

Un ostacolo allo sviluppo è la lentezza dei trasporti ferroviari, perfino con Roma.
Il problema incide relativamente. Si può fare questo discorso per tutte le regioni della costa adriatica dopo Bologna, dove anche se fanno passare i treni dell’alta velocità manca una linea dedicata all’alta velocità e la ferrovia passa a ridosso della spiaggia. Andare verso sud è un problema di tutte le regioni adriatiche. Verso ovest c’è da scavalcare le montagne, il treno ci mette una vita. La regione è un po’ più penalizzata di altre, però ci sono due autostrade dalla costa: la E24 che parte da Pescara e la E25 da Teramo. La questione dei treni è supplita dagli autobus e da Pescara si arriva a Roma in due ore al massimo.

Come descrive il suo legame con l’Abruzzo?
Mi sento radicalmente abruzzese. Quando mi chiedono di dove sono, anche all’estero, dico di Lettomanoppello, dove ho i genitori, il fratello, i parenti, dove torno sempre più volte all’anno. Le mie radici sono lì e me le porto dietro in quello che faccio, in cose che sembrano strampalate e che vengono da quella cultura popolare: mio padre era operaio, mia madre casalinga. Non ho mai rinnegato il rapporto con questo paese di montagna, sono contento di portarmelo dietro e di venire da dove vengo.

© Riproduzione riservata Il Guerriero di Capestrano, Chieti Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Villa Frigerj © Direzione Regionale Musei Abruzzo Ingresso della Galleria Lucrezia De Domizio, Pescara, 13 gennaio, 1975 © Foto Buby Durini Cortesia dell'Archivio Storico De Domizio Durini Giacinto Di Pietrantonio con «Giuseppe» di Sislej Xhafa
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