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Mostre

Impressionisti mai visti a Palazzo Bonaparte

Arthemisia inaugura una nuova sede espositiva con una mostra «segreta» nella dimora in cui visse la madre di Napoleone

«Tournant du Loing à Moret. Printemps» (1886) di Alfred Sisley. © Collezione Pérez Simón, Messico

Roma. Dopo tre anni di mostre prodotte e organizzate al Vittoriano, la società di servizi aggiuntivi Arthemisia, operativa in tutto il mondo, trova a Roma una nuova sede espositiva al piano nobile di Palazzo Bonaparte, grazie alla partnership con Generali Italia, che si è occupata del restauro dell’edificio seicentesco. Iole Siena, presidente di Arthemisia, racconta questa nuova stagione: «Palazzo Bonaparte, nel cuore del cuore di Roma, affacciato su uno dei siti più importanti della città, piazza Venezia, è un contenitore straordinario e unico. Donna Letizia, la madre di Napoleone, passò gli ultimi anni della vita affacciata a quel famoso balconcino verde da cui vedeva senza essere vista». Dal 6 ottobre all’8 marzo sarà sede della mostra «Impressionisti segreti».

«Abbiamo voluto aprire Palazzo Bonaparte, luogo “segreto”, spiega Iole Siena, con una mostra in cui fossero esposte opere altrettanto segrete e mai viste prima. Ci siamo rivolti ai più grandi collezionisti del mondo, che non prestano mai per le mostre, chiedendo loro di fare un’eccezione per l’apertura di Palazzo Bonaparte. Arrivano così a Roma oltre 50 opere, altrimenti inaccessibili, di Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gauguin e Signac».

Arthemisia lega la sua storia quasi ventennale a mostre dai grandi nomi e dai grandi numeri.

Le mostre Arthemisia hanno successo perché sono per tutti. Il grande lavoro che abbiamo fatto è stato di trasportare le mostre d’arte da una nicchia per pochi intenditori a un intrattenimento culturale accessibile a tutti, “parlando” anche e soprattutto a chi non ha una preparazione specifica ma vuole capire e gioire della bellezza dell’arte, anche in maniera leggera. Io per prima quando entro in un museo, in una chiesa o in una mostra i cui contenuti sono raccontati poco o con un linguaggio troppo complesso, provo un forte senso di frustrazione per non riuscire a capire bene. E se non capisco non lo potrò raccontare, non me lo ricorderò.

Ha mai lavorato a un progetto che, essendo piccolo, l’ha riempita lo stesso di soddisfazione?

Una delle mostre che mi ha dato maggiore soddisfazione è stata quella dedicata ad Hans Memling, fatta alle Scuderie del Quirinale nel 2014. Abbiamo lavorato 4 anni per avere le opere in prestito, e la mostra è stata vista solo da circa 90mila visitatori, pochissimi rispetto al pubblico di Monet o Van Gogh, che fanno oltre 400mila visitatori, ma ne è comunque valsa la pena. Un altro progetto piccolo ma molto bello è stata la riapertura di Palazzo Grimani a Venezia nel 2011, con una deliziosa esposizione di Bosch. Si capisce che ho una preferenza per i fiamminghi?

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 400, ottobre 2019


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