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Il vero mecenate non va mai in pensione

Jacob Rothschild si ritira dal settore bancario, ma non dai suoi progetti culturali. Il passato e il futuro di un’eminenza grigia del mondo dell’arte britannico negli ultimi trent’anni

Jacob Rothschild. Photo copyright: Hannah Rotschild

Jacob, il quarto Lord Rothschild, 83 anni, è stato un potere forte ma discreto della scena culturale britannica per più di quarant’anni. Capo del ramo inglese della famosa famiglia di banchieri, combina nella sua persona il talento intellettuale della parte paterna (suo padre fu nei servizi segreti, poi zoologo all’Università di Cambridge e consigliere a successivi Governi britannici, sua zia Miriam Rothschild l’esperta mondiale di pulci, e sua sorella è uno dei principali economisti all’Università di Harvard, sposata con l’economista Amartya Sen, vincitore di un premio Nobel) con il gusto per l’arte di sua madre, che ebbe stretti contatti con il gruppo Bloomsbury.

Se non si parla molto di Jacob Rothschild è perché ha sempre evitato la pubblicità (tranne un’iscrizione in latino in una delle sale della National Gallery in cui se ne ricorda il finanziamento per il restauro), ma ha persuaso, coinvolto, negoziato ed è sceso a patti con altri ricchi donatori in tante situazioni.

Soprattutto, ha influito strategicamente e creativamente su ogni progetto in cui è stato coinvolto, e per questo ha accumulato un numero interminabile di premi e onorificenze accademiche su entrambe le sponde dell’Atlantico. La sua prima incursione nel mondo dell’arte non fu del tutto felice. Comprò nel 1970 la storica galleria Colnaghi, attratto dagli esperti che allora vi lavoravano come lo studioso di disegni Jim Byam Shaw, ma la vendette undici anni dopo perché non contento di altri esperti che erano subentrati.

Nel 1985, su raccomandazione del filosofo Isaiah Berlin e dello storico Noel Annan, Lord Rothschild fu nominato presidente del consiglio dei trustee della National Gallery, e qui per la prima volta il suo talento strategico e il suo potere nel mondo degli affari si fecero sentire. Fu determinante nel trasformare un cattivo progetto per l’ampliamento del museo in uno decisamente migliore, finanziato dai suoi amici, la famiglia Sainsbury: la Sainsbury Wing ospita ora l’importante collezione del Rinascimento.

Fu responsabile in gran misura anche della nomina di Neil MacGregor come direttore, che si rivelò poi un dotatissimo comunicatore d’arte. Negli anni Novanta fu lui a convincere il Governo a trasferire gli impiegati statali dalla Somerset House, un maestoso edificio neoclassico dell’architetto William Chambers logorato da due secoli di abuso burocratico, in modo che potesse diventare un hub per le arti ed essere apprezzato dal pubblico. Il progetto «Illuminated River», che farà splendere i ponti di Londra, nasce da un’idea di Rothschild del 2000, quando la rinata Somerset House fu inaugurata.

Voleva che l’artista americano James Turrell realizzasse una piscina di luce di fronte all’edificio che connettesse le due sponde del fiume, ma il progetto allora non andò a buon fine, mentre a breve sarà realizzato dalla Rothschild Foundation e da Hannah, la figlia di Rothschild, lungo tutto il fiume. Rothschild ha anche restituito a Londra uno dei suoi più belli hôtel particulier, Spencer House, della famiglia della principessa Diana, occupato per decenni dal settimanale «The Economist». Nel 1985 lo affittò con un contratto di 125 anni per ristrutturarlo e arredarlo con accuratezza filologica, cosicché almeno una delle residenze aristocratiche della capitale potesse essere ammirata nel suo splendore settecentesco.

Ora è visitabile un giorno alla settimana e può ospitare ricevimenti. Ma l’influenza più profonda che Lord Rothschild ha avuto sul sistema culturale del Paese è stata la sua capacità di fare da ponte tra la mentalità delle «due culture», quando la «gente dell’arte» ignorava o disprezzava le competenze del mondo degli affari. Raggiunse questo obiettivo alla presidenza del National Heritage Lottery Fund dal 1994 al 1998, quando insistette affinché tutti i musei che avevano fatto domanda per sovvenzioni in conto capitale preparassero un business plan e si rivolse a società come la Kpmg perché tenessero un corso intensivo su come farlo.

Il suo più importante progetto pubblico deve ancora vedere la luce. Si tratta del terzo degli edifici pubblici più importanti per lo Stato di Israele, la biblioteca nazionale di Gerusalemme, i cui lavori dovrebbero giungere a termine nel 2021, con il finanziamento della fondazione dei Rothschild Yad Hanadiv, di cui Jacob Rothschild è presidente. La fondazione è stata creata da Dollie, cugina di Rothschild e vedova di James de Rothschild, il cui padre, il barone Edmond, stabilì i primi insediamenti in Israele negli anni ’80 dell’Ottocento.

Moribondo, James donò i fondi per la Knesset, il parlamento d’Israele, e dopo la sua morte Dollie finanziò la corte suprema, ultimata da Jacob Rothschild dopo la morte di lei. «Credo che la biblioteca nazionale sarà uno dei più begli edifici di Israele», dice Rothschild. Come spesso nella sua vita, anche questa volta ha trasformato un intoppo nel processo di selezione in un vantaggio.

«Abbiamo dovuto indire una gara pubblica ma, naturalmente, le archistar non si presentano ai bandi pubblici perché sono molto viziate. Abbiamo esaminato 300 progetti, in particolare di architetti israeliani, e non me ne piaceva neanche uno, ma ho dovuto sceglierne uno che poi è stato citato in giudizio dal suo socio. Ho detto “risolvete la questione in un mese”, cosa che non sono stati in grado di fare, quindi ho telefonato a Renzo Piano, Frank Gehry ed Herzog & de Meuron e ho detto: “Non fate un progetto ma venite qui a dirci che cosa fareste” e poi abbiamo scelto Herzog & de Meuron».

Un altro progetto di Rothschild è stato inaugurato ad agosto nella sua casa di Corfù per celebrarne il 50mo anniversario dell’acquisto da parte sua e della madre, ma anche in vista del 200mo anniversario dell’indipendenza greca nel 2021. Questo esaudisce un desiderio espresso nel 1972 dall’ex primo ministro greco George Rallis a uno dei più ammirati artisti e intellettuali greci del XX secolo, Niko Ghika, che ebbe un matrimonio felice con la madre di Jacob. Nel 1948 Ghika modellò le figure di Nausicaa, figlia del re dei Feaci, e di Ulisse, l’eroe dell’epica omerica che verso la fine del suo arduo ritorno a Itaca dopo la guerra di Troia naufraga sull’isola che oggi è Corfù.

Il guerriero, stremato, si addormenta finché non viene svegliato dalla giovane Nausicaa che lo colpisce accidentalmente con una palla, obbligandolo a nascondere la sua nudità dietro a un cespuglio. Rallis e Ghika speravano di vedere queste piccole maquette trasformate in grandi sculture esposte sull’isola. Rothschild le ha fatte ridimensionare in figure alte 2,5 metri dalla Factum Foundation di Madrid e poi colare in bronzo dalla fonderia Kaparos vicino ad Atene. Ora si trovano su un promontorio, illuminate di notte e visibili dalle barche che attraversano lo stretto tra Corfù e Albania, un progetto poetico che esprime vari aspetti del nazionalismo greco.

Il mecenatismo di Jacob Rothschild si è anche esteso al suggestivo e importante sito romano di Butrinto sulla costa albanese di fronte alla sua villa. Collaborando una seconda volta con il suo amico Lord Sainsbury, ha salvato il sito da speculazioni immobiliari e ne finanzia gli scavi, la tutela e valorizzazione. Da settembre Rothschild è ufficialmente in pensione, ma si dedica con energia rinnovata a Waddesdon Manor, la residenza ottocentesca piena di capolavori del Settecento che James Rothschild aveva lasciato in eredità al National Trust nel 1957.

Jacob però è esigente e vuole che questa dimora, l’ultima delle tante case Rothschild ad avere ancora il suo contenuto originale, sia presentata con il dovuto gusto e dunque, con l’accordo della National Trust, la gestisce in semi indipendenza, finanziandola e prestandole opere d’arte attraverso la Rothschild Foundation. «Lavoro qui da sei anni e non mi sono mai sentita in una comfort zone, tale sono il suo perfezionismo, la capacità di comando e di lavorare duramente», ha dichiarato il capo delle collezioni Pippa Shirley. La casa ha tanti curatori quanti un museo, organizza mostre e ha pubblicato vari volumi sulle collezioni, tutti scritti dai massimi studiosi.

Nel 2018 casa, giardini e parco hanno registrato 466mila presenze, in parte perché c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere: l’ultima offerta è il tesoro creato per esporre 300 oggetti preziosissimi e i curatori hanno collaborato con gli ideatori dell’app SmartiFi per svilupparne la capacità di valorizzare oggetti tridimensionali. Basta puntare uno smartphone su un’opera e la app la fa vedere da diversi punti di vista con più informazioni delle solite presenti sulla didascalia. Rothschild infatti è un entusiasta della tecnologia digitale, delle riproduzioni praticamente perfette di quadri, come la copia fatta per Waddesdon di «Madame de Pompadour» di Boucher (1756), ora alla Alte Pinakothek di Monaco ma prima in una collezione Rothschild.

Ammira la capacità della ditta Factum Arte di digitalizzare rapidamente gli archivi, e l’esperienza di realtà aumentata a cui sta lavorando Magic Leap, una start up che si occupa di tecnologia immersiva che permette di girare le pagine di un libro in 3D. C’è ancora molto da fare, dice Rothschild: occuparsi delle pubblicazioni, stimolare ancora di più la ricerca scientifica, perfezionare l’esperienza del visitatore, commissionare opere d’arte contemporanea e cooptare Hannah, che ha recentemente dato le dimissioni da presidente del Cda dei trustee della National Gallery e vive adesso nelle vicinanze. Bisogna anche pensare al futuro.

Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


  • La facciata nord di Waddesdon Manor. Foto: Chris Lacey, National Trust

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