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Archeologia

Il Tigri sommergerà Hasankeyf

La diga di Ilisu nel giro di qualche mese formerà un grande bacino artificiale

La diga di Ilisu ad Hasankeyf

Hasankeyf (Turchia). Hasankeyf sta per finire sotto 60 metri d’acqua. Una data precisa ancora non c’è, ma l’inondazione, esauriti tutti i ricorsi di legge, anche a livello europeo, è inevitabile: un’inondazione voluta e gestita dall’uomo, provocata dalla diga di Ilisu sul Tigri che nel giro di qualche mese formerà un grande bacino artificiale.

L’obiettivo è quello di fornire al Sud-est della Turchia elettricità e acqua per l’irrigazione; arriveranno progresso e sviluppo, in una delle aree più depresse del Paese dove domina l’agricoltura. Attivisti di tutto il mondo, dagli ecologisti a Europa Nostra, hanno protestato a gran voce, ma invano. Verranno sacrificati un paesaggio incontaminato, ricerche archeologiche promettenti, una storia umana ininterrotta da almeno 12 millenni.

Infatti, i più recenti scavi condotti da studiosi prima turchi e poi giapponesi hanno individuato, su di una collina a un paio di chilometri dal nucleo attuale, tracce anche in muratura del più antico insediamento dell’Anatolia, risalente per l’appunto al X millennio a.C. e popolato da cacciatori-raccoglitori.

Hasankeyf ha poi conosciuto le dominazioni romana, mongola, di alcune dinastie turche fino agli Ottomani; è stato un nodo strategicamente e commercialmente importante sulla Via della Seta. D’altra parte, se molte strutture come i piloni superstiti del ponte medievale verranno sommerse e se gli scavi archeologici dovranno essere abbandonati, i monumenti più rappresentativi, un hamam del ’300, il mausoleo di Zeynel Bey del ’400, una moschea e una scuola coranica, vengono trasportati al sicuro.

Trovano posto nel parco all’aperto del nuovo museo, costruito nel nuovo villaggio a una quota più alta che ospiterà gli abitanti del vecchio Hasankeyf (la distanza è di 5 km), in cui sono esposti anche gli oggetti rinvenuti durante i lavori per la diga. La cittadella probabilmente già romana sullo sperone calcareo alto 100 metri, chiusa per una frana dal 2010, verrà restaurata, protetta dalle acque con un muro lungo un chilometro, resa accessibile con imbarcazioni e riaperta al pubblico.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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