Il sorrisino beffardo di Marco Riccòmini

Un manuale per sopravvivere (se ci riuscite) al mercato artistico

Marco Riccòmini
Arabella Cifani |

Lo humor all’inglese nei libri d’arte italiani è merce rarissima, probabilmente non esiste più neppure in Inghilterra. Noi italiani però abbiamo coltivato sempre insieme con l’anglofilia un culto per la lingua inglese e siamo rimasti a tutt’oggi maestri nell’usarla spesso a sproposito.

Ci sono dei settori però dove l’inglese ha un suo perché e uno di questi è quello del mondo delle aste del mercato artistico, visto che proprio in Inghilterra nacquero, nel Settecento (Sotheby’s nel 1744 e Christie’s nel 1766), le case d’asta desinate a dominare il mercato fino ad oggi (in futuro si vedrà). Dal viavai di opere d’arte in una libera e potente Inghilterra coloniale e imperiale, derivò un linguaggio specifico, in inglese ovviamente, che in parte è giunto fino a noi.

Parole ed espressioni come aftersale, art advisor, Art Loss Register, property of gentleman, private sale, vetting, tanto per citarne qualcuna, le ritroviamo tali e quali. E chi ha letto in un catalogo di aste italiano la solenne definizione «proprietà di un gentiluomo», ancora in grande uso, che naturalmente accende fantasie e sogni sul misterioso proprietario? Come sarà oggi un gentiluomo di Genova, Torino o Roma? E una gentildonna milanese?

Li immaginiamo nelle loro belle dimore, avanti negli anni, circondati da bei mobili e bei quadri, bon vivant. Le signore con uno scialle di cachemire e gioielloni adeguati, occupate a giocare a bridge, spettegolare e parlare delle loro analisi del sangue e dei nipoti sotto un quadro di Canaletto; gli uomini con panciotto e giacchetta ma pantofole comode ai piedi, non ancora del tutto insensibili alle grazie femminili, seduti su uno storico fauteuil à la Reine, nell’atto di sorseggiare un cognac Remy Martin Louis XIII.

E poi, all’improvviso, tac! I vecchietti sono morti, e dopo un degno funerale la casa è invasa dagli eredi che si guardano in cagnesco e vogliono realizzare tutto e subito. A questo punto arrivano di solito le case d’asta con i loro felpati funzionari in abiti scuri (con un’aria vagamente da becchino) e il loro linguaggio criptico.

Qui incomincia il compito di Marco Riccòmini, che in questo libro ci introduce ai segreti linguaggi dei mercati dell’arte, nel pio tentativo di aiutarci a capire che cosa ci stanno facendo e, eventualmente, come difenderci. Sospettavate, ad esempio, che una «third-party guarantee» (garanzia di una terza parte) fosse un’operazione studiata dalle case d’asta per «minimizzare il rischio d’invenduto», specie su importi rilevanti?

«Una garanzia sul prezzo di riserva fornita da una terza parte (ossia né dal venditore, naturalmente, ma neanche dalla casa d’asta) che, in caso di vendita, favorisce la terza parte, ma la espone a una perdita se il lotto rimane invenduto. Chi se ne intende, paragona una third-party guarantee a un derivato finanziario». Suppongo che alla notizia vi comincino a venire i brividi nella schiena. Ma questo è nulla.

Vi rallegrate di aver comprato il top lot di un’asta, ovvero di esservi aggiudicati l’oggetto con il prezzo più alto, da conservare per il futuro, per i figli e i nipoti, in caso di malattia, come investimento immutabile. In realtà siete solo degli sciagurati e degli infelici. Riccòmini ci ricorda che se «vi capitasse un giorno di trovare nella cantina di vostro suocero una pila impolverata di cataloghi d’asta d’arte moderna vecchi anche solo di pochi anni, scoprireste con raccapriccio che i top lot di quelle vendite oggi non li vorrebbe più nessuno e a nessun prezzo».

Scorrete le 70 voci di questo vocabolarietto ineffabile, accompagnato da altrettante ineffabili fotografie d’epoca selezionate dallo stesso Riccòmini con una cura singolare e un ghigno beffardo (in inglese per stare all’autore, un «mocking smile») e dopo il vostro approccio al mercato artistico non sarà più lo stesso. Per salvarvi da questa infida giungla consiglierei comunque di comprarvi direttamente l’autore del libro, bloccandolo con un bollino rosso per portarvelo a casa con un «sold tag» (etichetta di venduto). Potrebbe esservi ancor più utile.

Un breve incanto. Dizionario semiserio del mercato dell’arte,
di Marco Riccòmini, 304 pp., 70 ill. b/n, La nave di Teseo, Milano 2021, € 20

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Arabella Cifani