Il Report Art&Finance di Deloitte e ArtTactic

Il 21 novembre in Lussemburgo è stata presentata l’ottava edizione del rapporto, un lavoro corposo di oltre 400 pagine

Veduta degli interni della sede di Deloitte Luxembourg. © Deloitte General Services
Antonio Mirabelli |

Il 21 novembre è stata presentata l’ottava edizione del report biennale Art & Finance realizzato da Deloitte Private in collaborazione con ArtTactic, società inglese specializzata in ricerche di mercato. Originariamente programmata per essere svolta a Dubai, la conferenza è poi stata ospitata in Lussemburgo e ha visto la partecipazione, sia online sia in presenza, di persone provenienti da ben 54 paesi. Del resto, l’appuntamento era di una certa rilevanza, visti i due intensi anni di lavoro che hanno portato a un report di oltre quattrocento pagine in cui, sotto molteplici aspetti, è stato mostrato l’intreccio sempre più solido che lega il mondo finanziario al sistema arte.

Il lavoro è diviso in otto sezioni e affronta molteplici argomenti: dal wealth management, ai servizi di art lending, dall’impatto degli investimenti culturali, alla sostenibilità ambientale e filantropia, senza tralasciare gli aspetti del risk management e la nutrita componente di sondaggi e survey rivolti agli oltre 430 operatori del settore, family office e banche come Morgan Stanley, Royal Bank of Canada, JP Morgan e Goldman Sachs.

Adriano Picinati di Torcello
, direttore Deloitte Luxembourg e Global Deloitte Art & Finance Coordinator, e Anders Petterson, direttore generale di ArtTactic, si sono alternati sul palco per illustrare la corposa ricerca e spiegare che cosa è emerso. Dai sondaggi risulta evidente come circa il 90% dei soggetti interpellati reputi l’arte come asset class e per questo l’area Wealth Management dovrebbe includerla con più incisività nei servizi di gestione patrimoniale, al pari degli altri asset. Non solo arte, anche il mondo dei luxury collectible (orologi, borse e gioielli) sta sensibilmente prendendo piede. Attenzione, dunque, ai movimenti relativi a questa porzione di mercato, visto l’incremento di richieste di investimento su tali beni alternativi.

In merito alle ragioni per cui si inizia a collezionare o ad investire in arte, il motivo principale, evidenziato dai soggetti interpellati, rimane quello emozionale, ma si fa strada anche un aspetto più squisitamente finanziario, specialmente se si guarda ai giovani collezionisti interessati maggiormente a un ritorno sull’investimento, mentre spinge anche, ma con meno energia, il valore sociale dell’arte.

Importante il focus sull’art lending ovvero la pratica, poco diffusa in Italia, che utilizza l’arte come bene di garanzia per sbloccare finanziamenti. Si è stimato che nel 2023 le operazioni di art lending potrebbero chiudere con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente, un dato interessante che inquadra l’arte come strumento prestato a molteplici finalità, anche da un punto di vista spiccatamente finanziario. Del resto, case d’asta come Sotheby’s e Christie’s offrono ai propri clienti financial service tra i quali rientrano quelli di art lending.

Altro punto cruciale è quello relativo alla proprietà frazionata, in base alla quale più parti acquisiscono una percentuale della proprietà di un unico bene. Il fenomeno, esteso al mondo dell’arte, potrebbe crescere esponenzialmente in base alle analisi effettuate, dal momento che affascina l’idea di possedere una porzione di un’opera d’arte di un certo valore in condivisione con altri soggetti. Al momento, le dinamiche di questo nuovo scenario sono sotto osservazione, ma si riscontra interesse crescente soprattutto tra i NextGen.

Nel corso della presentazione, un panel specifico è stato dedicato alle best practice dei family office, esplorando le modalità di gestione delle collezioni e le opportunità offerte dalle novità tecnologiche. A tal riguardo sono intervenuti Italo Carli (Arte Generali Italia), Masha Faurschou (Artrium), Thomas Galbraith (Barker), Monica Heslington (Goldman Sachs Family Office) e Sophie Perceval (Meraviglia).

A proposito di tecnologia, si è evidenziato l’impatto che la stessa ha avuto nel corso della pandemia e quello che continua ad avere fortemente anche oggi nell’era post-covid. Si pensi alla condivisione e alla fruizione di eventi e mostre attraverso modalità di partecipazione interattive, oppure ai canali messi a punto da molte case d’asta che permettono di assistere o partecipare a una sessione di vendita da qualsiasi parte del mondo in modalità live. Questo modello tende a diffondere una maggiore democratizzazione del sistema arte. Non poteva mancare il focus su Nft, Blockchain e Intelligenza Artificiale (AI), un tema quest’ultimo affrontato dettagliatamente nel report, vista l’animata discussione tra chi sostiene come l’AI possa essere utilizzata quale acceleratore nei processi di gestione e valutazione di investimenti, anche in campo artistico, e chi, invece, esprime diffidenza.

Infine, in relazione alla finanza sostenibile e agli investimenti in campo culturale, il report, nella sezione Culture & social impact investment and sustainability, analizza gli sviluppi di questo segmento, riscontrando come maggiore sensibilità per le tematiche ambientali e di sostenibilità provenga dai NextGen, visti come volano per la crescita di questa tipologia di investimenti.

In conclusione, il ricco report di Deloitte Private e ArtTactic restituisce un quadro chiaro di tutto il sistema arte legato inscindibilmente a nuove frontiere che camminano veloci verso nuovi approdi finanziari, sociali e tecnologici per un presente sempre più aperto al futuro.

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