Il protagonista dell’anno è un artista

Damien Hirst

Un'opera di Damien Hirst per la mostra «Treasures from the Wreck of the Unbelievable». Foto © Matteo de Fina
Franco Fanelli |

Soltanto chi cade può risorgere: ma viene il dubbio che per Damien Hirst la caduta sia parte integrante della sua produzione. La caduta come una delle belle arti, insomma. Dopo la temeraria asta del 2008, alla vigilia di una catastrofica crisi finanziaria mondiale aperta dal tracollo della Lehman Brothers, quando l’artista britannico mise in vendita 220 sue opere ottenendo un incasso di 140 milioni di euro, molti pensarono a una sua uscita dalle scene.

Per molti l’ex enfant terrible degli Young British Artists avrebbe nell’occasione mostrato un intuito mostruoso, cosa che gli avrebbe consentito di prevedere la crisi e di tagliare la corda prima del disastro. Per altri fu un clamoroso autogol. Hirst bypassò le sue gallerie, che non gliel’avrebbero perdonata. Seguirono, in effetti, anni oscuri e opere imbarazzanti. In un mercato inflazionato dalle sue opere e sotto i morsi della crisi le quotazioni
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