Il progetto fallito ieri può essere una mostra oggi

Il direttore del MAMbo Lorenzo Balbi racconta «Hidden Displays», un progetto in collaborazione con il MoRE, dove prendono vita eventi espositivi mai realizzati a Bologna

PetriPaselli, «Nano Patrono», 2010. Cortesia degli artisti
Stefano Luppi |  | Bologna

Riallestire mostre storiche è ormai una moda piuttosto diffusa; più raro è pensare agli eventi espositivi mai realizzati degli ultimi due secoli. Se ne occupa il MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects, un museo digitale che raccoglie, conserva ed espone online progetti di artisti del XX e XXI secolo che non hanno mai visto la luce. Il museo ha lo scopo di valorizzare e conservare, attraverso i documenti e i materiali raccolti e la scheda realizzata dal curatore, i progetti rimasti, appunto sulla carta.

E del MoRE si adesso occupa anche il MAMbo, che dall’8 ottobre al 9 gennaio ne illustra l’attività in «Hidden Displays. Il non realizzato a Bologna 1975-2020». Ce ne parla il direttore del MAMbo, Lorenzo Balbi: «Il progetto di MoRE, spiega, a cura di Elisabetta Modena e Valentina Rossi, analizza alcuni eventi espositivi e progetti artistici non realizzati a Bologna dal 1975, l’anno della nascita della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, a oggi con l’obiettivo di raccontare e valorizzare tramite materiali d’archivio, alcune significative occasioni della storia della città e del territorio che per motivi diversi non hanno visto la luce».

Quali progetti saranno esposti?
La ricerca e l’esposizione proposte nascono dal confronto tra due realtà: il MAMbo, punto di riferimento per l’arte contemporanea nel territorio emiliano-romagnolo, e appunto il MoRE dell’associazione culturale Others. L’idea da cui nasce il progetto espositivo è insita nella collezione stessa di MoRE, in cui sono presenti numerose opere non realizzate di artisti che hanno operato e operano in area bolognese, e mostre digitali che raccontano queste progettualità «fallite». Esponiamo una cinquantina di tracce di un racconto di fatto ancora ignoto.

Com’è l’allestimento?
La mostra presenta una serie di casi selezionati dalle curatrici per la loro rilevanza storica, ricostruendoli con materiali d’archivio, progetti. maquette e testimonianze inedite. Ma questa è solo una parte del lavoro portato avanti durante gli anni con artisti, curatori, direttori di musei e di spazi espositivi, studi d’artista e biblioteche di Bologna: gli esiti confluiranno in una ampia pubblicazione, realizzata con il sostegno della Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna e il contributo della Fondazione de Mitri di Modena.

Come s’inserisce questa rassegna nel filone espositivo del MAMbo?
«Hidden Displays» è allestita nella Project Room, uno spazio espositivo dedicato alla ricognizione su vicende e protagonisti tra i più significativi per la storia dell’arte contemporanea recente del territorio. Obiettivi che «Hidden Displays» convivide con le mostre ideate per questo spazio negli ultimi quattro anni.

Com’è oggi il MAMbo, in coda alla pandemia?
L’emergenza ci ha colto alla sprovvista, ma il MAMbo ha risposto prontamente al cambiamento che sapevamo non essere a breve termine. Da febbraio 2020 ha avviato numerose linee di reazione tra cui centrale è il progetto Nuovo Forno del Pane esclusivamente rivolto agli artisti (13 quelli da noi selezionati) che per sette mesi hanno usufruito del museo come spazio di lavoro, creando al suo interno una nuova comunità. Lo stop delle attività ci ha poi dato il tempo per pensare a nuovi modelli di dialogo con il pubblico.

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