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Il primo semestre delle case d’asta italiane | Czernys

Con quattro aste ha raccolto 2 milioni di euro

I tre top lot di Czerny's: l'armatura alla pisana composita, il tulvar di un Sikh e la sciabola (Hwando)

La mappatura italiana delle case d’asta di «Il Giornale dell’Arte». Per questa stagione sono stati richiesti i dati semestrali a cinquanta «testate» cui han fatto seguito 27 risposte, cinque in più del 2018. Nella costante diversità di modus operandi e generi, la somma dei risultati, per quanto imperfetta, supera i 160 milioni di euro, con l’ovvia soddisfazione di chi ha incrementato i propri fatturati. Come sempre il dipartimento più attivo in quasi tutte le case d’aste è quello dell’arte moderna e contemporanea, ma a seguire si evincono le peculiarità di ognuno, considerando anche le diverse aree geografiche di provenienza. Bene gioielli, design, automotive. Il contributo esponenziale delle vendite online è ormai un fatto assodato. Ecco le voci dei protagonisti.

CZERNYS
Fatturato primo semestre 2019: 2.000.000 euro

Top lot
1. Armatura alla pisana composita, 35.000 €
2. Hwando (sciabola), 20.000 €
3. Tulvar di un Sikh, 18.000 €

Czerny’s International Auction House (Sarzana) è specializzata in armi antiche, antecedenti al 1890, e importante antiquariato orientale. Ha raccolto 2 milioni di euro con quattro aste. Più della metà del fatturato è il risultato dell’asta di marzo, che ha esitato lotti per 1,08 milioni.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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