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Il primo semestre delle case d’asta in Italia | Finarte

I risultati nel periodo della pandemia

Giacomo Balla, «Affetti (bozzetto)», 1910 (particolare), aggiudicato a 99.059 euro

Considerata la situazione dell’ultimo semestre, i risultati delle aste rimandano una fotografia ottimista: 93.436.615 euro sono una cifra di tutto rispetto, che somma i risultati delle 21 case d’asta che hanno fornito i propri dati. La rete ha fornito immediatamente un supporto valido, con continue migliorie, e tutte, indistintamente, le case d’asta hanno abbracciato i cambiamenti che la tecnologia ha offerto, mentre anche i collezionisti più restii si sono messi al passo con un futuro digitale.

L’interessante panorama che ne risulta racconta di un’Italia che ha ancora voglia di esplorare i mille mondi dell’arte in cui le passioni per il bello declinato sono sempre vive. Alcune case d’asta hanno deciso di affrontare un lockdown anche professionale, altre hanno preferito aspettare e vedere, altre ancora forniscono solo dati annuali. Nessuno ha mai cessato di lavorare e raccogliere lotti per le future aste. Tutti sono in attesa del ritorno alla fisicità e alle emozioni dal vivo.

Con 12 aste che includevano fotografia, «Incanti d’arte», arte moderna e contemporanea, grafica internazionale e multipli d’autore, design, gioielli, orologi, argenti e monete e fashion vintage Finarte totalizza 3.702.935,43 euro. L’amministratore delegato Vincenzo Santelia riassume così la passata stagione: «Al di là del collezionismo di alto livello che ha una sua stabilità intrinseca, le circostanze che abbiamo vissuto hanno catalizzato interesse sui beni rifugio, in primis metalli e pietre preziose.

Inoltre, dato che molte vendite si sono svolte necessariamente online, si sono venduti molti lotti “affordable” a una clientela in gran parte nuova. In periodo di lockdown abbiamo lavorato molto con l’estero. Soprattutto per effetto delle regole che hanno imposto la forte accelerazione nell’utilizzo di canali digitali, in termini sia di promozione sia di vendita.

Abbiamo lavorato molto di più con Francia, Germania e Benelux, al netto della continua progressione della Cina. La digitalizzazione, che è stata l’ancora di salvezza nel primo semestre, proseguirà nei prossimi mesi, portando con sé una serie di benefici in termini di accesso ai mercati esteri e di “time to market”. Ridurre il tempo tra la consegna e la vendita delle opere sarà un fattore critico di successo nei prossimi mesi
».

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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