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Il primo semestre delle case d’asta in Italia | Cambi

I risultati nel periodo della pandemia

Gioacchino Assereto, «Sacrificio di Isacco», olio su tela, 146x111 cm, aggiudicato da Cambi a 123mila euro

Considerata la situazione dell’ultimo semestre, i risultati delle aste rimandano una fotografia ottimista: 93.436.615 euro sono una cifra di tutto rispetto, che somma i risultati delle 21 case d’asta che hanno fornito i propri dati. La rete ha fornito immediatamente un supporto valido, con continue migliorie, e tutte, indistintamente, le case d’asta hanno abbracciato i cambiamenti che la tecnologia ha offerto, mentre anche i collezionisti più restii si sono messi al passo con un futuro digitale.

L’interessante panorama che ne risulta racconta di un’Italia che ha ancora voglia di esplorare i mille mondi dell’arte in cui le passioni per il bello declinato sono sempre vive. Alcune case d’asta hanno deciso di affrontare un lockdown anche professionale, altre hanno preferito aspettare e vedere, altre ancora forniscono solo dati annuali. Nessuno ha mai cessato di lavorare e raccogliere lotti per le future aste. Tutti sono in attesa del ritorno alla fisicità e alle emozioni dal vivo.


Cambi è al primo posto per attività: ha infatti esitato 52 aste di cui 31 a tempo (a scadenza automatica, solo online), 9 virtuali (partecipazione solo tramite web e telefono) e 12 aste standard battute nelle due sedi di Genova e Milano per un totale di 11.550.477 euro, offrendo 11.500 lotti, di cui venduti 6.504. I numeri registrati risultano positivi: i dipartimenti di design e arti decorative del XX secolo hanno realizzato 3.164.894 euro attraendo soprattutto clienti dall’estero; l’arredo più caro alienato è stato il lampadario Bbpr venduto a 62.400 euro. L’arte moderna e contemporanea ha registrato buoni risultati vendendo per 1.893.116 euro.

Le arti antiche (dipinti e scultura antica, libri, argenti...), che negli ultimi anni avevano sofferto maggiormente la crisi, hanno ottenuto buoni risultati grazie all’ampio ventaglio di aste, registrando un giro di affari complessivo di 4.850.000 euro.

Commenta Matteo Cambi: «Ripensare velocemente una struttura organizzativa online e condotta da remoto non è stato un processo privo di insidie, ma fin dal principio eravamo sicuri che fosse la strada giusta da percorrere; abbiamo sempre cercato di essere tra i promotori della modernizzazione del settore in Italia. Più dubbi sono sorti su come avrebbero risposto i buyer alla crisi: è stata indubbiamente corretta la scelta di aumentare il numero delle aste a tempo e di non rimandare gli appuntamenti importanti, tra cui ad esempio l’asta design200, che si è rivelato il miglior risultato di sempre per un catalogo con questo titolo. Il bilancio finale del semestre risulta quindi ampiamente positivo».

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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