Il primo a dipingere con l’Intelligenza Artificiale

Harold Cohen negli anni Sessanta inventò Aaron, software che creava immagini

«Aaron Kcat» (2001), di Harold Cohen. © Harold Cohen Trust
Maurita Cardone |  | New York

Prima di Dall-E e Midjourney, c’era Aaron. Ad anticipare di più di mezzo secolo i recenti sviluppi dell’Intelligenza Artificiale nel campo delle arti visive è stato l’artista inglese Harold Cohen (1928-2016) che, negli anni Sessanta, ideò il primo software di intelligenza artificiale in grado di fare arte. Al suo lavoro di una vita è dedicata la mostra «Harold Cohen: Aaron», al Whitney Museum of American Art dal 3 febbraio fino a maggio.

Dopo i primi esperimenti degli anni Sessanta, Cohen sviluppò e perfezionò il software alla University of California, San Diego, aggiornando più volte la sua creazione. Con l’intento di esplorare la natura della rappresentazione artistica, Cohen aveva concepito Aaron come un suo collaboratore. Il nome del programma allude infatti alla figura biblica del fratello maggiore di Mosè, di cui Aronne era rappresentante e portavoce. A differenza degli odierni strumenti di Intelligenza Artificiale che generano il loro output basandosi su algoritmi che creano associazioni tra immagini esistenti e istruzioni testuali dell’utente, Aaron si basa sulla conoscenza distillata in regole codificate dall’artista che il software utilizza per generare nuove immagini su carta basate sulla sua interpretazione dei comandi codificati da Cohen.
«Aaron Kcat» (2001), di Harold Cohen. © Harold Cohen Trust
Aaron è infatti un sistema procedurale che imita il processo decisionale umano per creare immagini, grazie a una comprensione della relazione tra linea e forma all’interno di una composizione che inizialmente risultava in un approccio alla rappresentazione simile a quello della pittura astratta. A fine anni Ottanta versioni successive di Aaron hanno permesso al software una progressiva transizione verso la figurazione, fino a renderlo capace di rappresentare figure umane e, negli anni 2000, vita vegetale. La mostra al Whitney, unico museo a possedere diverse versioni del software, raccoglie disegni e dipinti creati da Aaron, parte della collezione del museo. Le opere in mostra illustrano anche il processo, con pen plotter installati nelle gallerie per la prima volta dagli anni Novanta.
«Aaron Gijon» (2007), di Harold Cohen. © Harold Cohen Trust
Nelle gallerie del Whitney sono installate riproduzioni aggiornate delle prime macchine da disegno realizzate da Cohen, costruite appositamente per questa mostra con la funzione di disegnare immagini da diverse iterazioni del software. La mostra include anche proiezioni su larga scala di due versioni del programma: una creerà risultati figurativi, l’altra genererà immagini di flora. Ricostruendo la storia di questa incredibile innovazione, la mostra mette l’Intelligenza Artificiale in contesto e le assegna un posto nella storia dell’arte.

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