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Il Ponte: «Consigliamo di comprare ciò che piace»

Le case d'asta in Italia

Rossella Novarini durante un'asta. © Mattia Borgioli

Intervista a Rossella Novarini, direttore generale di Il Ponte Casa d'Aste.

Nella storia della vostra casa d’aste e dall’inizio della vostra attività, quali sono stati i vostri top lot storici?
Nella nostra carriera di risultati memorabili ne abbiamo avuti tanti. Difficile individuarne di «storicizzati» anche perché i record sono fatti proprio per essere superati e un record di ieri oggi potrebbe non essere più tale.

Quali sono le categorie di compratori oggi - età, sesso, professione…?
I compratori sono molto diversi a seconda del settore cui ci si riferisce. Per l’Arte Moderna e Contemporanea la clientela è composta dai collezionisti più eterogenei per fascia di età, italiani e stranieri, soprattutto liberi professionisti, mentre per i Mobili, Sculture e Oggetti d’Arte Antichi la fascia dei giovani è quella meno rappresentata, ma professionalmente appartengono ai medesimi ambiti. Sono investitori supportati da una più che discreta cultura storico-artistica e provengono da varie regioni d’Italia. Il Design, un settore relativamente recente, registra sempre nuovi affezionati, soprattutto tra i liberi professionisti o specialisti che hanno focalizzato il loro interesse su un ambito artistico temporalmente più vicino. Anche per la Fotografia il pubblico è composto da acquirenti relativamente giovani con un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, liberi professionisti che spesso hanno avuto esperienze di studio o di lavoro all’estero, dove il settore si è affermato prima che in Italia. Per la Filatelia i collezionisti sono in ugual misura italiani e stranieri, con qualche rappresentante del pubblico orientale e comunque persone con una propensione per questo settore: tanti di essi fin da piccoli nutrivano una vera passione per l’album dei francobolli del papà o del nonno. I compratori di Libri sono in generale persone di specifica formazione, perché il libro travalica il suo valore di oggetto per spostarsi sul contenuto. La sede di via Pitteri 10, infine, registra in continuazione nuovi acquirenti; vendendo oggetti di qualsiasi genere, il pubblico è molto vario e arriva da ogni parte di Italia con ogni potenziale economico.

Perché comprano arte?
Gli acquirenti di arte, ma in generale il pubblico di coloro che partecipano alle aste, possono essere spinti da ragioni differenti. Ci sono gli operatori del settore, i mercanti, motivati da un’ottica commerciale e squisitamente professionale, dall’altra i privati che acquistano i beni per piacere personale e sono guidati dal proprio gusto estetico e indipendente dalle mode. Se scendiamo nel dettaglio, il cliente che compra Arte Moderna e Contemporanea si configura come collezionista nel senso più puro del termine, per il quale l’arte è una forma di espressione personale o di status sociale: «Attraverso la mia collezione ti dico chi sono, ti parlo di me». Dopo anni nei quali gli acquisti erano dettati dalle mode e dalla speculazione i collezionisti stanno ricominciando a guardare le opere per la loro singolarità, storicità e bellezza e ad apprezzare i lavori dei grandi maestri, la speculazione si è ridimensionata notevolmente a favore di un mercato più selettivo e competente.
L’approccio al settore Gioielli è differenziato dalla provenienza del cliente. In Italia i privati, e conseguentemente i mercanti, sono influenzati dagli standard commerciali e vanno alla ricerca di gioielli e/o pietre preziose in linea con il gusto attuale, la portabilità e le mode. A livello internazionale, invece, si registra un approccio basato sulla qualità e rarità del pezzo. Molto ricercati sono infatti i gioielli della prima metà del ’900 delle maison storiche quali Cartier, Bulgari e Van Cleef&Arpels. Il Design è appannaggio del compratore «intellettuale», che punta sulle opere rare di autori centrali per la storia delle arti decorative e del design italiano, non necessariamente noti al grande pubblico. Poi ci sono ovviamente gli autori consolidati e storicizzati come Gio Ponti, Franco Albini, Ico Parisi e Ignazio Gardella, i cui arredi vanno per la maggiore, al pari dei pezzi da illuminazione italiana degli anni ’50, in particolare Fontana Arte e Arredoluce. Si sta diffondendo anche l’apprezzamento per il design italiano degli anni ’70.

Su quali categorie di opere, autori, epoche suggerite di investire?
Personalmente consiglio sempre di comprare quello che più piace. Quando si tratta di arte, non si può e non si deve a mio avviso influenzare un investimento che è principalmente emozionale. Premesso ciò, i settori che da anni mantengono stabilità e offrono maggiori sicurezze in termini di ritorno economico sono l’Arte Moderna e Contemporanea, i Gioielli e il Design. La tendenza è anche per un’affermazione dei settori di nicchia quali la Filatelia e i Libri o nuovi come la Fotografia.

Qual è la vostra previsione per il mercato del 2019?
Come per il 2018, anche le premesse per il prossimo anno sono positive. Il mercato, sia a livello nazionale sia internazionale, sta complessivamente rispondendo attivamente delineando scenari differenti a seconda del settore coinvolto. Continuiamo a essere fiduciosi nelle istituzioni e nel lavoro di semplificazione che in questi anni stanno portando avanti, affinchè i beni possano circolare con maggior facilità oltre i confini nazionali. La libera circolazione delle opere, soprattutto per autori poco noti all’estero, sarebbe un volano positivo sia dal punto di vista culturale sia per l’economia in generale.

Potete già fare qualche anticipazione delle vostre proposte del prossimo anno?
A gennaio, in anticipo sulla consuetudine, la stagione sarà inaugurata con l’asta di Libri, Manoscritti. Tra i top lot la straordinaria carta nautica manoscritta su pergamena miniata e decorata anche in oro (stima 50-80mila euro), attribuibile al circolo di Vesconte Maggiolo, il più importante cartografo genovese del XVI secolo e un libro di preghiere in ebraico con legatura in argento coeva del XVII secolo (stima 3-5mila euro).

Com’è composto oggi il vostro staff?
Negli ultimi anni il nostro staff si è notevolmente allargato e oggi risulta composto per l’80% da donne e l’età media si aggira intorno ai 35-40 anni. Anche a livello strutturale il numero dei dipartimenti è aumentato.

Quali strategie suggerite per rilanciare i settori in sofferenza quali mobili antichi, argenti, tappeti orientali ecc.?
Al momento tali settori stanno attraversando un periodo di stallo generale che coinvolge tutto il mondo. Un primo passo per ridare ossigeno all’Antiquariato sarebbe quello di snellire le procedure di esportazione per aprirsi con maggior facilità (e rapidità) al mercato internazionale nel momento in cui la domanda interna langue. Va anche riconosciuto che la frenata dell’antico è dovuta in parte al cambiamento del gusto delle nuove generazioni, che guardano a tutto ciò che è «avanti» e non al passato. La nostra casa d’aste è molto attenta a seguire le tendenze con l’apertura di nuovi dipartimenti, pur mantenendo attivi anche quelli che al momento sembrano avere un ripiegamento e verso i quali è il momento migliore di rivolgersi in attesa che il mercato torni ad apprezzarli: perché accadrà.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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