Il plagiator cortese

Da Minini l’appropriazionista Jonathan Monk

Federico Florian |  | Brescia

«L’appropriazione ha sempre fatto parte del mio lavoro sin da quando ho cominciato la scuola d’arte nel 1987. Allora capii che essere originali era quasi impossibile. Perciò ho cercato di usare ciò che era già disponibile come risorsa per le mie opere». Così Jonathan Monk, artista britannico di stanza a Berlino, commenta il suo modus operandi: un mix di appropriazione di opere altrui e reinterpretazione delle stesse, con un’irriverente vena ironica. In una vecchia serie di sculture in acciaio inossidabile («Deflates Sculptures», 2009), ad esempio, Monk riconfigura l’iconico coniglio di Jeff Koons, presentandolo sgonfiato e ripiegato su se stesso; oppure, in «None of the Buildings on Sunset Strip» (1997-99), recupera una nota pubblicazione del collega Ed Ruscha mostrando soltanto le strade tra gli edifici di Los Angeles.

Massimo Minini, sino al 14 gennaio, ospita una personale del
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