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Alice nel paese delle meraviglie

Il piacere dell’arte non risiede nel suo costo

Il contributo numero 200 di Giorgio Guglielmino

In questo piccolo acquarello troviamo due figure chine, una disegnata frontalmente e la seconda di lato, con evidenti problemi di mal di stomaco. Le due figure sono disegnate a colori innaturali una verde e l’altra blu e questo può far venire alla mente due super eroi, ad esempio Hulk insieme ad un X man, colti in un momento di debolezza fisica e di debacle. Da quando ho iniziato la mia collaborazione con «Il Giornale dell’Arte» questo è il contributo numero 200 alla rubrica «Alice nel paese delle meraviglie» e ho quindi pensato di celebrarlo in maniera un po’ diversa. Oggi non parlo di un grande artista né di un’opera milionaria, ma di un piccolo acquarello dipinto da mio figlio Federico quando aveva una dozzina di anni.

Questo acquarello non è importante né per il soggetto né per il valore, ma perché mi ricorda in maniera netta il piacere che provava mio figlio nel disegnare. Dovremmo, a fronte di opere che costano cifre sempre più spropositate, tornare a godere dei piccoli/grandi piaceri che una qualunque opera d’arte può dare. Il ricordo di una sensazione, l’associazione a un particolare momento, la curiosità per le motivazioni dell’artista, la semplice bellezza di un accostamento di colori. Il piacere dell’arte è qualcosa che può essere trasmesso da nostro figlio come da Picasso, purché all’interno vi sia una scintilla di bellezza.

L’arte e le sensazioni che ci trasmette non sono direttamente proporzionali al valore finanziario e mentre alcune volte le opere più care sono effettivamente dei capolavori, molte altre volte la scintilla di cui parlavo prima la si trova in opere che tanti grandi (finanziariamente) collezionisti non guardano neanche. Ho conosciuto un collezionista che, quando riceveva i cataloghi di Christie’s e Sotheby’s, non guardava neanche quello della Day sale ma sfogliava unicamente quello della Evening sale dove le opere costano da qualche milione di dollari in su. Che tristezza! Meglio godermi l’acquarello di mio figlio, appeso nel mio studio accanto a Kabakov, Paladino e Kounellis.

Giorgio Guglielmino, da Il Giornale dell'Arte numero , dicembre 2018


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