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Restauro

Il più importante ciclo del Trecento prima dell’arrivo di Vitale da Bologna

Gli affreschi di scuola giottesca in Santa Maria in Sylvis

Un particolare degli affreschi del Trecento in Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena

Sesto al Reghena (Pn). Entro fine anno tornerà visibile al pubblico il grande ciclo di affreschi di scuola giottesca dell’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis di Sesto al Reghena. Riscoperto all’inizio del Novecento durante lavori edili e in un primo tempo attribuito a Giotto, è stata definita la più importante impresa decorativa del Trecento nel territorio friul-giuliano prima dell’arrivo di Vitale da Bologna a Udine.

L’importanza è dovuta alla qualità e all’estensione: all’interno di una delle tre sole abbazie esistenti in regione (con Moggio Udinese e Corno di Rosazzo) il ciclo è dipinto nella zona absidale fino all’imposta del tetto. A realizzarlo entro il terzo decennio del XIV secolo sono state almeno tre maestranze diverse provenienti da fuori regione che vi hanno raffigurato episodi delle Storie della Vergine, di san Pietro, di san Benedetto e di san Giovanni.

Frammentari in diversi punti e più volte restaurati nel corso del Novecento, dal 2016 gli affreschi sono oggetto di un intervento resosi necessario per la comparsa di patine che offuscavano la corretta leggibilità dell’insieme. I lavori, successivamente alimentati da 200mila euro messi a disposizione dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ad oggi hanno rimesso in luce le storie del catino absidale e quelle del lato sud del presbiterio, dove uno degli episodi più significativi è il monumentale Lignum Vitae.

Nello specifico il restauro interessa il tiburio (con 145,80 metri quadrati di superficie di cui 108,85 affrescata con Storie della vita della Vergine e di san Giovanni Evangelista), il braccio sud del transetto (131,60 metri quadrati con Storie di san Pietro e il Lignum Vitae); il braccio nord del transetto (60,05 con Storie di san Giovanni Evangelista e Battista), le pareti del tiburio (173,55 di cui 26,95 affrescati con Storie di san Benedetto), il catino absidale e le pareti dell’abside (64,90 con Incoronazione della Vergine, Natività di Cristo, santi e profeti).

La necessità di uniformare i diversi restauri storicizzatisi nel corso del XX secolo a opera di diverse mani, tra cui quella di Pinin Brambilla Barcilon, ha richiesto un approccio filologico accurato. L’intervento, seguito dalla Soprintendenza, consiste nella pulitura delle pareti affrescate e degli intonaci neutri e nella rimozione di ogni residuo di scialbo, malta cementizia o stuccatura impropria che sormonti o copra anche piccole zone decorate. Una maggiore leggibilità dell’insieme viene perseguita anche tramite l’integrazione pittorica a punzonature, tratteggi, velature e abbassamenti di tono. Completerà il restauro un’adeguata illuminazione.

Melania Lunazzi, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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