Il più grande museo dell’Asia Centrale sarà a Tashkent

Oltre a questa nuova creatura di Tadao Ando, la capitale dell’Uzbekistan ospiterà anche un nuovo Centro per l’Arte Contemporanea. Ma la strada da percorrere sul fronte dei diritti civili è ancora lunga

Un render del Museo Statale d’Arte di Tashkent progettato da Tadao Ando
Hili Perlson |  | Tashkent

La Repubblica dell’Uzbekistan è conosciuta soprattutto per le moschee decorate e l’architettura islamica delle città di Samarcanda, Tashkent e Bukhara, sorte lungo lo storico asse commerciale della Via della Seta, che dalla Cina conduce in Medio Oriente. Ma ora la Nazione postsovietica dell’Asia Centrale si prepara a una serie di inaugurazioni di musei d’arte contemporanea e di eventi culturali che si svolgeranno nei prossimi due anni.

Il progetto più atteso è il nuovo Museo d’Arte di Stato, progettato da Tadao Ando Architects & Associates nella capitale Tashkent. Con una collezione di oltre 100mila oggetti, il museo, di cui non è ancora stata annunciata la data di apertura, è destinato a diventare il più grande spazio espositivo dell’Asia Centrale, con una superficie di oltre 40mila metri quadrati. Un altro grande progetto è il Centro per l’Arte Contemporanea (Cca), sempre a Tashkent. Ospitato in un’ex stazione diesel e deposito di tram del 1912, il Cca è attualmente oggetto di un’importante ristrutturazione da parte dello studio di architettura francese Studio Ko e dovrebbe aprire le sue porte nel 2024.

Che cosa spinge questo nuovo investimento nell’arte contemporanea? Ricca di risorse naturali, la nazione dell’Asia Centrale, priva di sbocchi sul mare, dal 2015 è partner della Nuova via della seta detta Belt and Road Initiative (una cintura una via), il programma multinazionale cinese per le infrastrutture; due dei suoi percorsi principali passano attraverso l’Uzbekistan, così come tutti e quattro i corridoi del gasdotto Asia Centrale-Cina. Inoltre, l’Uzbekistan si sta lentamente aprendo agli investimenti privati stranieri e alla concorrenza e sta diventando sempre più importante per i partner europei; secondo la Banca Mondiale, il Pil dell’Uzbekistan è cresciuto del 5,7% nel 2022.

L’interesse economico straniero attira anche l’attenzione sulle questioni relative ai diritti umani del Paese. In qualità di nuovo membro del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nel 2021 l’Uzbekistan si è impegnato a sostenere e promuovere i propri standard interni. Tuttavia, secondo un rapporto di Human Rights Watch del 2022, le violazioni delle libertà civili e la limitazione a quelle di espressione e dei media sono ancora significative, così come le accuse di tortura e sfruttamento dei lavoratori. Secondo Reporter senza frontiere, l’Uzbekistan è al 137mo posto nell’Indice della libertà di stampa, quattro posizioni indietro rispetto al rapporto precedente.

Da quando ha assunto la presidenza nel 2016, il presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev ha intrapreso iniziative per attuare riforme, tra cui la protezione delle risorse naturali e del patrimonio. Nel 2017 ha istituito la prima Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura della Repubblica, gestita dal Governo. Presieduta da Gayane Umerova, è responsabile della partecipazione dell’Uzbekistan alla Biennale di Venezia (il primo padiglione nazionale uzbeko è stato inaugurato alla Biennale di Architettura del 2021) e dell’organizzazione di mostre internazionali con una rete di partner istituzionali. Il Louvre e l’Institut du Monde Arabe di Parigi, così come la James-Simon-Galerie di Berlino, hanno ospitato quest’anno mostre con manufatti e tesori archeologici uzbeki. L’anno prossimo una mostra in due parti sulle avanguardie uzbeke si terrà agli Uffizi di Firenze e all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il Paese, prevalentemente musulmano sunnita, sta anche rafforzando i suoi legami culturali con il Medio Oriente: in gennaio ha partecipato alla prima Biennale delle Arti Islamiche a Gedda, in Arabia Saudita, e in novembre sarà presente per la prima volta alla Triennale di Architettura di Sharjah. Umerova, che non ha rivelato il bilancio della Fondazione e i costi dei singoli progetti, ne sottolinea la visione strategica a lungo termine: «Il nostro obiettivo è quello di promuovere un rinnovamento dei musei, assicurando che si allineino agli standard internazionali», spiega.

Nel frattempo, Nisso Yakhshimuradova, direttrice del Cca, ha il compito di stimolare gli abitanti del luogo a impegnarsi e a partecipare alle attività offerte dal nuovo polo artistico e a creare una nuova cultura del mecenatismo artistico. «La scena artistica contemporanea è in crescita graduale, spiega. Ma ci stiamo impegnando per garantire agli artisti uzbeki la possibilità di integrarsi nel sistema globale dell’arte contemporanea». In vista dell’apertura, il Cca lancerà in novembre un programma di residenze nei siti storici della città vecchia di Tashkent, le mahalla (antichi quartieri) Namuna e Khast Imam, anch’esse ristrutturate dai francesi dello Studio Ko. I partecipanti avranno accesso agli studi, ai laboratori artigianali locali e alle pratiche tradizionali. La Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura ha grandi progetti per la regione.

Nel 2025, l’Uzbekistan lancerà una nuova biennale d’arte a Bukhara, località medievale ben conservata e centro della cultura e della teologia islamiche. L’Uzbekistan sta anche facendo i conti con gli errori del passato e le risorse mal gestite. In marzo Umerova ha presentato alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua un programma per la regione del Lago d’Aral, che era il quarto lago più grande del mondo e ora è un deserto. Nella prossima primavera l’Aral Culture Summit inviterà artisti e architetti a ripensare il deserto e la sua ecologia. «L’architettura tradizionale vede l’impiego della terra per l’edilizia sostenibile; l’approccio del biodesign permette alle alghe e al sale di diventare nuovi materiali che richiedono risorse idriche quasi nulle, a differenza del cemento», spiega Umerova.

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