Il pessimismo dà la carica a Frieze

Tornano in presenza, anzi «In Real Life», ma con varie defezioni (causa Brexit?) Frieze London e Frieze Masters

Algirdas Seskus, «0027», 2021. Cortesia dell’artista e di PM8
Federico Florian |  | Londra

Dopo uno iato di due anni, Frieze London, la seconda fiera più prestigiosa d’arte contemporanea dopo Art Basel, torna a ravvivare la capitale britannica. La location è la medesima del periodo prepandemico, la tensostruttura nel cuore di Regent’s Park, accompagnata da un’estensione virtuale dell’evento (le Frieze Viewing Rooms), oramai uno strumento indispensabile nel sempre più digitalizzato mercato dell’arte internazionale.

Dal 13 al 17 ottobre, 160 gallerie da Europa, Asia e Americhe, sotto la nuova direzione artistica di Eva Langret, occuperanno altrettanti stand, suddivisi in quattro sezioni: oltre a Main e Focus (la sezione dedicata ad artisti emergenti e alle gallerie più giovani), le novità di questa edizione comprendono Editions (il segmento dei multipli e delle edizioni d’artista) e Unworlding.

A cura di Cédric Fauq (curatore del Palais de Tokyo, che a breve traslocherà al Capc di Bordeaux), quest’ultima sezione riunisce artisti le cui pratiche «disfano» e reinventano il mondo e la realtà per come le conosciamo oggi: o in altre parole, quelle dello stesso Fauq, artisti i cui lavori «ci mostrano come il pessimismo possa suscitare una grande carica immaginativa anziché portare all’immobilismo o alla reiterazione di modelli obsoleti». Tra gli «scettici» artisti di Unworlding, Nora Turato e Raphaela Vogel (presentate dalla Galerie Gregor Staiger di Zurigo) e Lito Kattou, esposto nello stand della romana T293.

Immancabili i colossi internazionali Pace, Hauser & Wirth, Gagosian e David Zwirner. Tra le gallerie italiane (oltre a T293), la torinese Franco Noero, la romana Lorcan O’Neill (che espone una serie di nuove porte in resina di Rachel Whiteread) e la bolognese P420, con opere inedite di Riccardo Baruzzi, Adelaide Cioni e Rodrigo Hernández e una presenza di Irma Blank. Inevitabile notare l’assenza della delegazione milanese, generalmente rappresentata da Massimo De Carlo e Kaufmann Repetto (forse una conseguenza di Brexit?). Oltre a un programma di talk sia online che «IRL» (in real life, ossia in presenza), la fiera presenta un programma di performance perlopiù fruibili online sul sito di Frieze, a cura del duo di artiste-curatrici Languid Hands sui temi di blackness e identità queer.

Parallelamente a Frieze London (13-17 ottobre), torna anche Frieze Masters, la fiera che riunisce sei millenni d’arte, dall’antichità sino ai grandi protagonisti del Novecento. Sotto la direzione artistica di Nathan Clements-Gillespie e grazie al supporto finanziario di Deutsche Bank (sponsor di entrambe le fiere londinesi, l’evento a Regent’s Park ospita gli stand di 140 gallerie da tutto il mondo.

L’edizione 2021 rivela una nuova sezione dal carattere contenuto e raffinato: Stand Out (a cura del direttore del Fitzwilliam Museum di Cambridge Luke Syson), che presenta una selezione di oggetti che afferiscono a sfere creative diverse, dalla scultura al design all’arte decorativa, scrivendo una storia dell’arte alternativa.

Spotlight (a cura di Laura Hoptman, executive director del Drawing Center di New York) rivela lavori di pionieri dell’avanguardia del XX secolo, spesso trascurati dalla critica o dal mercato ma non per questo di minore interesse: per fare qualche nome, Feliciano Centurión (Cecilia Brunson Projects, Londra / Galeria Millan, San Paolo), Beauford Delaney (Michael Rosenfeld Gallery, New York) e Alice Rahon (Gallery Wendi Norris, San Francisco).

La presenza italiana sembrerebbe più consistente qui rispetto a Frieze London, con la partecipazione di Cardi, Giò Marconi, Tornabuoni, Massimo Minini e Continua (quest’ultima con uno stand tutto dedicato ad Antony Gormley, con sculture prodotte prima del 2000). Repetto Gallery e Matteo Lampertico, entrambe parte di Spotlight, dedicano rispettivamente stand personali a Franca Sonnino e Gastone Novelli.

Fino al 31 ottobre, i vicinissimi English Gardens ospitano il consueto appuntamento di scultura en plein air, Frieze Sculpture. Sotto la supervisione (per il nono anno consecutivo) di Clare Lilley (director of programme presso lo Yorkshire Sculpture Park), il progetto presenta imponenti lavori che intrecciano riflessioni su ecologia e Antropocene. Tra questi le sculture di Daniel Arsham, rovine archeologiche di un passato apocalittico, e i teschi in pietra di Solange Pessoa.

© Riproduzione riservata Esteban Jefferson, installation view «Art on the Grid», JCDecaux bus shelters citywide, New York, 2020. Foto Nicholas Knight. Cortesia dell’artista e di Tanya Leighton, Berlino Ralph Goings, «Interior with trash cans», 1976. Cortesia di Waddington Custot Un teschio in commesso di pietre dure portato a Frieze Masters da Alessandra di Castro
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