Il passato è un assegno nel freezer

In una personale alla Fondazione Pini un'artista (Elisabetta Benassi) esplora la figura di un gallerista storico (Luciano Anselmino)

«Cosciente Solidale», 2020, di Elisabetta Benassi, tappeto di lana annodato a mano. Cortesia dell’artista e di Magazzino
Ada Masoero |  | Milano

La Fondazione Adolfo Pini presenta, dal 14 settembre al 21 gennaio, la personale di Elisabetta Benassi «Lady and Gentlemen», curata da Gabi Scardi, in cui l’artista scandaglia con i suoi lavori la figura di Luciano Anselmino, gallerista torinese (a Torino aprì nel 1968 la galleria Il Fauno) innamorato del Surrealismo e di Man Ray, presto trasferito a Milano, dove portò tra l’altro il (poi) famoso ciclo di Andy Warhol «Ladies and Gentlemen», sulla comunità queer di New York.

Anselmino morì tragicamente, in solitudine, a Milano, a 36 anni soltanto e fu ritrovato solo molti giorni più tardi. I suoi documenti, in mancanza di eredi, sono conservati all’Archivio di Stato di Milano ed è qui che Elisabetta Benassi (Roma, 1966), artista che fonda la sua ricerca sulle tracce del passato, rivivificandole con il suo lavoro, ha trovato una serie di assegni che gli appartenevano.

Li ha riprodotti in copie identiche, poste in frigoriferi disposti nelle sale e nei salotti in cui abitava lo schivo pittore Renzo Bongiovanni Radice, che con il loro gelo «preservano» il valore della memoria.

Il titolo evoca, mutandolo appena, quello della serie di Warhol, e in mostra figura anche una riedizione del catalogo di quella mostra lontana, che era introdotto da un testo scritto da Pier Paolo Pasolini pochi giorni prima di morire.

Come sempre, Elisabetta Benassi si muove in una dimensione enigmatica, nutrita del dialogo tra presente e passato, le cui tracce affiorano da un magma indistinto per trovare nuovi significati e proiettarsi nel domani.

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