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Il particolare rapporto di Baselitz con Venezia

La prima retrospettiva di un artista vivente alle Gallerie dell'Accademia

«Schlafzimmer» di Georg Baselitz, 1975 (particolare). © Georg Baselitz. Foto Jochen Littkemann, Berlino

Venezia. Per la prima volta nella storia le Gallerie dell’Accademia dedicano, dall’8 maggio all’8 novembre, una retrospettiva a un artista vivente, Georg Baselitz, al secolo Hans-Georg Kern, nato a Kamenz (1938) nel distretto Deutschbaselitz che gli ha ispirato lo pseudonimo con cui è noto in tutto il mondo.

Pittore, scultore, grafico, il poliedrico maestro tedesco, per il curatore della mostra Kosme de Barañano «uno degli artisti più significativi della seconda parte del XX secolo», ha da sempre un rapporto speciale con l’Italia, almeno dal 1965, anno in cui raggiunge Villa Romana a Firenze in qualità di giovane borsista.

Da questo momento in poi si dedica allo studio dell’arte italiana cercando di assorbire l’influenza delle impressioni che il posto gli suscita. Nasce così il linguaggio provocante, aggressivo e ruvido di Baselitz che elegge l’Italia a suo refugium soprattutto dopo il successo alla Biennale del 1980, dove furoreggia nel Padiglione tedesco al fianco di Anselm Kiefer.

Da qui anche il particolare rapporto con Venezia, che prende forma in questa mostra «Baselitz-Academy» sotto l’egida di un’istituzione (l’Accademia) in cui comanda la Storia: è una storia che Baselitz vuole rispettare credendo che «non sia l’accademia a dover essere eliminata, ma il conformismo».

Perciò la scelta di presentare alcuni lavori del passato, i ritratti, i primi nudi e i quadri al negativo, per lui «i più importanti» eppure ancora poco noti al grande pubblico. Collabora alla mostra la Gagosian Gallery.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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