Il paesaggio messo k.o. dalla somma di «lievi entità»

Maria Pia Guermandi |  | Roma

Le modifiche al Codice dei Beni culturali prevedono elenchi di casi in cui l’autorizzazione non è richiesta oppure è «semplificata». Sembrano irrilevanti, ma tutti insieme diventano un rischio

Il 6 aprile scorso è entrato in vigore, tramite decreto (Dpr 31/2017), il «Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata». Si tratta di un provvedimento che incide direttamente sull’attuazione del Codice dei Beni culturali e, nello specifico, sul procedimento di autorizzazione paesaggistica, vale a dire il nulla osta che gli organi territoriali di tutela, le Soprintendenze, devono concedere perché si possa effettuare qualsiasi intervento di trasformazione territoriale in aree sottoposte a tutela.

Anche se l’amministrazione delegata al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche è, ai sensi del Codice, la Regione
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