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Mostre

Il nuovo fondo fotografico del Kunstpalast

A Düsseldorf un'antologica in sette capitoli tematici, con opere di epoche diverse

«Uwe, 13.6.1967» di Heinrich Riebesehl (particolare). © VG Bild-Kunst, Bonn, 2019

L’annuncio ufficiale risale al 12 dicembre 2018: in tale data il Kunstpalast aveva appena concluso l’acquisto di 3.039 fotografie costituenti l’intero fondo della Collezione Kicken, appartenenti ai proprietari dell’omonima galleria di Annette e Rudolf Kicken. La stampa stimava un esborso di 12 milioni di euro da parte del primo museo cittadino, venendo poi a scoprire che 1.216 foto gli erano state in realtà regalate da Annette Kicken che con la vendita delle restanti 1.823 aveva incassato in totale circa 8 milioni di euro.

Grande fu la sorpresa perché mai fino ad allora un’istituzione tedesca aveva speso tanto per opere fotografiche e si parlò più che di un colpo da maestro, di una dichiarazione di intenti da parte del museo, che vantava un’altra importante, fresca acquisizione, quella del nuovo direttore Felix Krämer. Nel 2019 si sono visti i benefici della sua conduzione: un vento fresco d’innovazione e una nuova visione hanno portato la capitale del Land Nordreno-Vestfalia ai primi posti della classifica delle città d’arte tedesche e probabilmente al primo in assoluto per quanto concerne il patrimonio fotografico.

Il nuovo fondo fotografico del Kunstpalast viene in parte messo in mostra, dal 19 febbraio al 17 maggio, nella ricca «Visibilità. La nuova collezione di fotografia» con la curatela di Linda Conze, una mostra in 7 capitoli tematici (Curiosità, L’essere umano, La luce, Le cose, Vita quotidiana, Testimonianze, Ordine) all’interno dei quali è possibile confrontare opere di epoche diverse, mostrare linee di comunanza e differenze fra lavori su tema affine ma compiuti in periodi lontanissimi fra loro.

Il fine è quello di riflettere sul significato del mezzo fotografico, capace al contempo di documentare la realtà in maniera sia neutrale che artistica, mostrando, ricordando, migliorando, congelando, pubblicizzando o facendosi strumento politico; in breve, a seconda del contesto, cambiando sempre forma e funzione.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020



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