Il New Deal Usa per l’arte si chiama Cera

Il nuovo progetto, Creative Economy Revitalization Act, propone un investimento di 300 milioni di dollari per finanziare progetti culturali pubblici

Un murale della Works Progress Administration (Wpa) creato nel 1935 (particolare)
Maria Sancho-Arroyo |

Nella storia americana il New Deal («nuovo patto») si riferisce al piano di riforme economiche e sociali promosso dal presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva travolto gli Stati Uniti d’America a partire dal 1929.

Come parte del New Deal, la Works Progress Administration (Wpa) fu un ambizioso programma di lavoro per i disoccupati creato nel 1935, durante gli anni più cupi della Grande Depressione. Nei suoi otto anni di esistenza, la Wpa mise al lavoro circa 8,5 milioni di americani, compresi più di 10mila artisti che crearono opere d’arte in tutto il Paese, in una grande varietà di forme, murales, belle arti, teatro, musica, scrittura, design e altro.

La generazione di artisti che beneficiò di quel finanziamento si è rivelata la più grande e acclamata nella storia dell’arte americana. Cosi, nel 1940, il pittore afroamericano Jacob Lawrence avrebbe aperto nuovi orizzonti con la sua colorata «Migration Series», mentre Willem de Kooning, Lee Krasner, Jackson Pollock e Mark Rothko sarebbero diventati gli artisti più noti del primo fenomeno artistico tipicamente americano, l’Espressionismo astratto.

È difficile quantificare i benefici dei programmi artistici della Wpa. I suoi murales decorano ancora municipi, uffici postali e scuole pubbliche, mentre centinaia di centri artistici comunitari istituiti all’epoca esistono ancora in tutto il Paese. La profonda crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 ha colpito particolarmente artisti e creativi e ora un gruppo di legislatori del Congresso degli Stati Uniti vuole rimettere al lavoro gli artisti disoccupati con un programma ispirato alla Wpa.

Il nuovo progetto si chiama Creative Economy Revitalization Act (Cera), ovvero Legge di Rivitalizzazione dell’Economia creativa, e propone un investimento di 300 milioni di dollari per finanziare progetti culturali pubblici. I fondi dovrebbero andare verso forme d’arte aperte a tutti, come murales, sculture in parchi pubblici, mostre e concerti. È interessante notare che la proposta ha il sostegno di politici tanto repubblicani come democratici. Indipendentemente da quello che succederà con la Cera, varie città hanno già implementato i propri programmi di sovvenzione in stile Wpa per aiutare gli artisti rimasti senza lavoro a causa della pandemia.

A maggio il sindaco di New York Bill de Blasio ha annunciato un’iniziativa di recupero economico da 25 milioni di dollari che avrebbe visto la città commissionare a 1.500 artisti opere d’arte pubbliche. Chicago ha già lanciato il suo programma di recupero delle arti con un investimento di 60 milioni di dollari.

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