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Musei

Il museo segreto di Francesco Federico Cerruti

La villa apre al pubblico per la prima volta nella sua completezza

Una veduta interna della casa museo di Francesco Federico Cerruti

Rivoli (To). È una collezione di soli capolavori, accolta in una villa apparentemente modesta che, dalla collina alle spalle del Castello di Rivoli, si affaccia sulle montagne e su Torino. Dal 4 maggio è aperta al pubblico, visibile per la prima volta nella sua completezza e nell’allestimento concepito dal suo proprietario, Francesco Federico Cerruti, scomparso nel 2015 a 93 anni.

Nulla è cambiato, nessun quadro, scultura, arredo e singolo libro o catalogo d’asta sono stati spostati dalla loro collocazione originaria: la conservazione della sua dimensione «domestica» è l’obiettivo anche dei lavori di adeguamento, condotti in vista dell’apertura alle visite (guidate e su prenotazione), gestite dal Castello di Rivoli sulla base di una convenzione del 2017 con la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte, proprietaria dei beni e committente dei lavori.

«Con questo accordo il Castello di Rivoli, spiega la direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, intende creare un nuovo modello di museo in cui osservare l’arte del passato da prospettive contemporanee e offrire esperienze stratificate e trasversali, adatte alla complessità della nostra epoca». Il progetto di restauro e rifunzionalizzazione, a firma di Con3studio e Studio Baietto Battiato Bianco, ha l’obiettivo di «adeguare un ambiente privato alle necessità di uno spazio pubblico, privo di barriere architettoniche e con un nuovo ascensore nella torre rivestita di metallo, “dilatazione” del corpo verticale già esistente».

Tutti gli interventi (compresi i sofisticatissimi impianti di climatizzazione e antincendio) sono «sottotraccia, invisibili dietro a tappezzerie e boiserie», spiegano. Si dice che in questa villa, costruita in forme «provenzali» e inaugurata nel 1967, Federico Cerruti abbia dormito una sola notte. Nel suo estremo riserbo, la frequentava nei fine settimana e in occasione di due pranzi annuali, per il compleanno e l’onomastico.

Dormiva abitualmente in un pied-à-terre presso la sua Lit-Legatoria Industriale Torinese, l’azienda che per decenni rilegò le guide telefoniche italiane e da cui Cerruti trasse una ricchezza totalmente destinata alla sua collezione. Alla ricerca costante della «bellezza», si circondò soltanto di opere di grandissima qualità, da Kandinskij a Renoir (prima e ultima opera acquistata, rispettivamente nel 1969 e nel 2014), passando per Pontormo, Magritte e gli otto de Chirico metafisici, per arrivare a Bacon, Picasso, Braque, Burri, Warhol, De Dominicis e Paolini; ma anche arazzi, tappeti e mobili (tra cui i Piffetti e Bonzanigo e i due rari divani attribuiti a Filippo Juvarra, acquistati da Pietro Accorsi), insieme a una poco nota collezione di libri antichi, come l’Atlas Maior del cartografo olandese Joan Blaeu, il più impegnativo progetto editoriale del XVII secolo.

Sarà nuovamente esposto sul tavolo da biliardo, accanto all’edizione di À la recherche du temps perdu di Proust con rilegatura Art Déco di Pierre Legrain. Dopo un percorso nel giardino esterno, il pubblico ha accesso a un luminoso ambiente di accoglienza affacciato sul prato, con biglietteria, servizi e guardaroba. La visita corre su quattro livelli, dall’interrato in cui sono ricollocate le opere più recenti, agli spazi «domestici» (spesso monumentali, come la camera da pranzo con boiserie settecentesca, anch’essa di provenienza Accorsi), alla «stanza delle rose» con i quattro Morandi alle pareti, fino alla «stanza della morte» con opere di carattere religioso.

Lungo il percorso, la cantina con vini preziosi e la sala della musica (alle pareti due Pompeo Batoni e, sul pianoforte a coda, sculture di Giacometti, Medardo Rosso, Manzù), e via via Paolo Veneziano, Sassetta e Bergognone, Fra Galgario e Ribera, Pellizza da Volpedo e Boldini. Memorabile la piccola scala interna: lungo la prima rampa si susseguono opere di Klee, Manzoni, Arp e Modigliani, seguite nel secondo tratto da dipinti di Bacon, Severini, Boccioni, Casorati e Léger. In questa successione vertiginosa le volle Cerruti, e così sono esposte nella sua casa museo, in cui dormì una sola notte.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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