Il museo non deve più conservare ed educare?

La mission della «nuova» National Gallery of Art di Washington è in linea con la nuova definizione proposta dall'Icom

I nuovi colorati striscioni all’ingresso della National Gallery of Art di Washington
Maria Sancho-Arroyo |

Dopo essere stata chiusa per oltre cinque mesi, la National Gallery of Art di Washington ha riaperto a maggio e la riapertura è stata anche l’occasione per presentare una nuova immagine, un nuovo «branding» e, quello che è più importante, una nuova missione.

Il nuovo marchio, con la sua tavolozza vibrante, costituisce una gradita novità e proietta un’immagine moderna e vivace dell’istituzione che ben si accompagna al nuovo slogan «Della nazione e per tutto il popolo».

La dichiarazione riflette la nuova missione del museo: «The National Gallery of Art serves the nation by welcoming all people to explore and experience art, creativity, and our shared humanity» («La National Gallery of Art serve la nazione accogliendo tutte le persone per esplorare e sperimentare l’arte, la creatività e la nostra condivisa umanità»).

Ogni museo ha una missione ben definita, la maggior parte dei musei d’arte includono nelle loro missioni i concetti di preservare, acquisire ed educare attraverso le collezioni.

La dichiarazione di missione di un museo è il principale punto di riferimento rispetto al quale valutare la sua performance. Una dichiarazione di missione articola la comprensione del museo, del suo ruolo e della sua responsabilità verso il pubblico e le sue collezioni, e riflette l’ambiente in cui esiste.

La nuova dichiarazione di missione della National Gallery è in linea con le importanti questioni di giustizia sociale e di inclusività, ma non posso fare a meno di notare che non menziona né la conservazione né l’ampliamento della collezione e che la parola educazione è accuratamente evitata.

In effetti la dichiarazione è in linea con la nuova definizione proposta dall’Icom su che cosa sia un museo. Una definizione molto controversa che non fu approvata nell’ultima riunione annuale dell’Icom.

Per quasi 50 anni il Consiglio Internazionale dei Musei ha definito il museo come «un’istituzione senza scopo di lucro» che «acquisisce, conserva, ricerca, comunica ed espone il patrimonio tangibile e intangibile dell’umanità e del suo ambiente per scopi di educazione, studio e divertimento».

La nuova definizione incorporerebbe riferimenti che hanno diviso i membri votanti e che sono alla base delle accuse di essere un manifesto ideologico che non distingue un museo da un centro culturale.

Nel caso della National Gallery, non dubito che dietro le parole «esplorare e esperimentare l’arte» si nasconda l’intenzione di continuare con la cura della collezione, ma, come nel caso dell’Icom, la dichiarazione potrebbe essere adatta sia per la galleria nazionale sia per un centro culturale senza collezione propria.

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