IL MUSEO INFINITO | Presentazione di Barbara Jatta

Storia, opere e luoghi dei Musei Vaticani

Arianna Antoniutti |  | Città del Vaticano

Oggi, primo febbraio, lo Stato Vaticano riapre al pubblico, dopo 88 giorni di chiusura, i musei del Papa, con prenotazione online, dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 18.30. Nel giorno della «ripartenza», prende avvio l'iniziativa che i Musei Vaticani e Il Giornale dell’Arte dedicano a un visitatore ideale: un viaggio dentro il «Museo infinito». Accompagnati da guide d’eccezione: i curatori responsabili delle sue collezioni. Durante i prossimi mesi, Il Giornale dell’Arte ospiterà ogni settimana un testo originale illustrato, elaborato dai curatori dei Musei Vaticani.

Con le parole di Barbara Jatta, direttore dal 2017 dei Musei Vaticani, prende vita il viaggio alla riscoperta del «Museo infinito».

La definizione di «museo infinito» per i Musei Vaticani è corretta?
Sì, lo è senz’altro, in primo luogo perché infinite sono le collezioni in essi ospitate: solo il 22% delle nostre opere è in esposizione, il 78% è in deposito. In ciò siamo perfettamente in linea con gli altri grandi musei, come il Louvre ad esempio, all’incirca sulle nostre stesse percentuali. In questo momento stiamo lavorando a un progetto concernente proprio il patrimonio delle opere conservate nei depositi, che in alcuni casi intendiamo rendere visibili. Vorremmo, ad esempio, che in futuro il pubblico possa accedere al deposito dell’Atrio delle Corazze, che ospita centinaia di sculture, busti e frammenti. Ma, al di là dell’enorme numero delle opere, infinite sono le storie che esse raccontano. Giorni fa, attraversando il Museo Chiaramonti e passando accanto alla moltitudine di sculture in esso conservate (che non sono le opere grandiose, ad esempio, del Braccio Nuovo o del Cortile Ottagono) riflettevo proprio sul modo in cui ciascuna di esse narri una storia. Ogni ritratto, maschile o femminile, nella foggia dell’acconciatura o della barba, rappresenta non soltanto un singolo individuo, con i propri personali trascorsi, ma è il prodotto di una bottega di artisti, a loro volta portatori di uno spaccato della nostra civiltà. Nelle fisionomie delle centinaia di volti del Museo Chiaramonti nei quali possiamo riconoscerci perché è da quel mondo che noi proveniamo, è conservato il nostro passato. Non meno preziose, specialmente per gli studiosi, sono le vicende narrate dalle opere conservate nei depositi. Altro binario sul quale ci stiamo muovendo è l’inserimento di questo patrimonio, nascosto al pubblico, all’interno del nostro catalogo online, in cui ora sono contenute foto e schede di quasi tutte le opere visibili nei Musei Vaticani. Il mio obiettivo, analogo a quello di ogni grande museo o centro di ricerca, è che tutte le opere siano consultabili online. Fondamentali spunti di indagine sono spesso offerti da opere quasi dimenticate. Il lavoro e lo studio su questo fronte porterà sicuramente delle novità. Alcune stanno già emergendo. Soprattutto, siamo certi che offriremo agli studiosi una preziosa occasione di condivisione: in fondo è la natura della nostra stessa missione. Durante i mesi di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria, da remoto abbiamo lavorato molto al catalogo online: adesso possiamo continuare il censimento tramite il controllo diretto sulle opere, ad una ad una, nei depositi. Le vecchie fotografie vanno riversate in digitale, alcuni pezzi vengono rifotografati, alcuni scatti vengono selezionati per la Fototeca storica. Sono necessariamente diminuiti gli impegni quali conferenze, mostre, presentazioni e abbiamo ora più tempo per dedicarci a questo progetto.

I Musei Vaticani sono tra i musei sicuramente più conosciuti al mondo. Possibile che nelle collezioni vi siano ancora opere poco note?

Che sia possibile, in questo che è un museo immenso e universale, lo percepisco nel momento in cui riceviamo richieste di prestito di opere. Le richieste (che continuano a giungere numerosissime e che si sono già attivate per il 2021 e il 2022) a volte sono di opere poco conosciute ma sovente di grande importanza, determinanti per uno specifico settore.  Ciò costituisce per me uno stimolo e un arricchimento continui. Comprendo sempre più quello che diceva Antonio Paolucci: dirigere i Musei Vaticani offre possibilità di studio inesauribile, un approfondimento quotidiano. Potrei definire questa direzione come il più bel master prolungato della mia vita. Gli stimoli vanno dal mondo egizio a quello etrusco sino all’arte contemporanea.

Qual è un settore che meriterebbe di essere maggiormente visitato?
Sicuramente il Museo Gregoriano Etrusco, che annovera fra le sue collezioni capolavori assoluti come il Marte di Todi. A breve avremo un nuovo ascensore (la cui inaugurazione era prevista per i primi di marzo 2020, mai poi è stata ovviamente rimandata) che porterà i visitatori dall’Atrio delle Corazze direttamente al piano del Museo Etrusco. L’esigenza nasce dalla necessità di abbattere una barriera architettonica e consentire alle persone disabili di accedere alla prima parte del museo, quella che ospita appunto il Marte di Todi, l’anfora di Exekias, i vasi greco-italici, le sale con gli affreschi di Bernardino Nocchi e gli ambienti con il mirabile affaccio sul Cortile della Pigna. Un altro settore dove molti dei nostri visitatori non si soffermano con la dovuta attenzione è sicuramente la Biblioteca Apostolica Vaticana che si attraversa uscendo dalla Cappella Sistina e che raccoglie una moltitudine di opere straordinarie dalle arti decorative agli scavi archeologici, passando per gli eccezionali avori. In quell’ala, ora stiamo allestendo la Farmacia di Santa Cecilia e una sezione di ceramiche, che apriremo appena pronte. Inoltre, stiamo lavorando per rendere operativo un secondo nuovo ascensore che porterà al Padiglione delle Carrozze (pure in questo caso i lavori erano stati bloccati a causa della pandemia). Tra i percorsi da scoprire segnalo anche il Museo Etnologico, che recentemente ha avuto un buon riscontro di pubblico grazie alla mostra sull’Amazzonia.

Quale percorso ideale suggerirebbe a chi visita per la prima volta i Musei Vaticani?

Innanzitutto, consiglierei di poter contare su almeno tre ore. È difficile dover selezionare, ma penso che la prima volta sia opportuno concentrarsi sulle grandi collezioni di antichità greco-romane. Direi di non perdere il Museo Chiaramonti, il Museo Pio Clementino, il Braccio Nuovo e poi passare alla Galleria delle Carte Geografiche, alle Stanze di Raffaello e alla Cappella Sistina. Ma come non visitare la Pinacoteca? Impensabile non vedere i capolavori di Raffaello nella Sala VIII: gli arazzi sistini, la Pala Oddi, la Madonna di Foligno e la «Trasfigurazione». E poi Caravaggio, Tiziano, ma anche la Sala barocca e i modelli in terra cruda di Bernini. Allo stesso modo, come tralasciare le arti decorative, che sono parte integrante della storia dell’arte, espressione della creatività umana nel corso dei secoli? Quello che posso consigliare è vedere i Musei Vaticani e poi ritornare. Non lo dico da direttore, lo penso realmente. Magari, nelle visite successive ci si potrà concentrare su di un settore alla volta, scoprendo e approfondendo, ad esempio, il Museo Pio Cristiano, che ripercorre l’origine della devozione, illustrando quel delicatissimo passaggio in cui l’iconografica pagana, lentamente, muta verso l’iconografia cristiana.

Fra le opere di questo museo «immenso e universale» ce n'è una a Lei particolarmente cara?

Sono numerosissime, ma fra le tante potrei indicare la «Madonna con Bambino» di Beato Angelico, la tempera su tavola conservata in Pinacoteca, di piccole dimensioni, ma intensissima.

IL MUSEO INFINITO
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Testi raccolti da Arianna Antoniutti

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