IL MUSEO INFINITO | La Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea | 2

Storia, opere e luoghi dei Musei Vaticani

Mario Sironi, «L'allieva», 1924 ca
Micol Forti |  | Roma

Prosegue la nostra visita, sempre guidati dal curatore Micol Forti, all’interno della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea.

Oltre alle opere esposte, la Collezione possiede un patrimonio “nascosto”: quello dei disegni e delle stampe che, per ragioni conservative, non può essere mostrato se non a rotazione e per brevi periodi.
Come stabilito dalle norme di conservazione internazionali, la carta appartiene alla categoria di fotosensibilità «molto alta», dunque richiede una estrema cautela nell’esposizione alla luce (che deve essere priva di radiazioni Uv e Ir e rispettare valori non superiori ai 50 lux) e in ambienti stabili, e comunque controllati, dal punto di vista igrometrico. Anche per questa ragione le oltre 1400 opere che compongono il nostro settore di disegni e grafica possono essere mostrate in una ristretta selezione e per tempi molto limitati.

Allo stesso tempo si tratta di un materiale non solo amplissimo ma assolutamente straordinario per qualità e libertà di sperimentazione. Le tecniche incisorie sono state forse uno dei terreni più feritili per gli artisti che fin dall’inizio del Novecento hanno testato soluzioni stilistiche, tecniche e compositive in dialogo con le altre arti, superando confini e delineando nuovi contesti formali. Una ricchezza che abbiamo voluto presentare al pubblico con una mostra, curata dalla collega Francesca Boschetti esperta del settore della grafica, che si è tenuta al Braccio di Carlo Magno su Piazza San Pietro e si è chiusa a fine febbraio 2020 poco prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria, dal titolo «I segni del sacro, le impronte del reale».

Dal 2016 è entrata a far parte della Collezione la grande videoinstallazione interattiva «In principio (e poi)» di Studio Azzurro. Come nasce l’idea e come è confluita nella collezione permanente?
Un’intera sala è dedicata a questa che è la prima video installazione interattiva entrata nei Musei Vaticani nel 2016. Opera del gruppo milanese Studio Azzurro, «In Principio (e poi)», è un lavoro realizzato su committenza del Pontificio Consiglio della Cultura in occasione della prima partecipazione alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 2013. Il Padiglione della Santa Sede, dedicato ai primi capitoli della Genesi, ha ospitato l’installazione di Studio Azzurro sul tema della Creazione, un allestimento di Josef Koudelka sul tema della De-Creazione, e un ambiente site specific affidato a Lawrence Carroll sulla Ri-Creazione o Nuova Umanità.

L’opera di Studio Azzurro prevede il coinvolgimento del visitatore che deve «toccare» le figure degli uomini e delle donne che vede affacciarsi sulla superficie di tre grandi pannelli poggiati alle pareti. Solo così, uno ad uno, essi si fermano e iniziano il loro racconto: sono «portatori di storie» che ci accompagnano nel regno delle piante, nel regno degli animali e in quello dell’uomo. I primi due sono affidati a persone sorde che usano le mani per dirci la loro esperienza con i singoli elementi della natura. Il regno dell’uomo è incarnato da uomini e donne prigionieri del carcere di Bollate (Milano) che dicono le loro genealogie, i nomi dei loro genitori, dei nonni, di chi ha segnato la loro storia.

Poche parole che portano il peso della colpa, della pena e della reclusione: il confine tra il loro e il nostro spazio è segnato da un vetro invisibile sul quale, allontanandosi, lasciano le impronte delle loro mani. Sorprende come quest’opera intensa e ricca, ma che richiede del tempo per essere vissuta, sia molto amata e attentamente sperimentata dal pubblico, che è parte attiva nella creazione del racconto, immerso nei suoni e nelle voci, e nella sua stessa presenza quando, mettendo la mano nel fascio di luce che illumina il quarto pannello al centro della sala, fa partire un battito cardiaco.

La Collezione nel momento della riapertura al pubblico dei Musei Vaticani, nel febbraio scorso, ha presentato alcune novità relative al proprio allestimento, tra cui un inedito di Sironi e un’opera donata da Sidival Fila.
Nel corso di questo lungo periodo di chiusura, abbiamo lavorato sull’allestimento cercando di migliorarne criteri, fruizione, presentazione. In realtà è un’attività che svolgiamo normalmente anche per consentire la naturale rotazione delle opere (necessaria avendo in esposizione circa 450 opere sulle 9000 totali), la presentazione di novità frutto dei nostri studi scientifici, la restituzione di opere a seguito di restauro e naturalmente le nuove acquisizioni.

Nel corso dell’infausto 2020 sono state numerose le nuove acquisizioni, tra le quali mi piace ricordare quella di Guido Strazza il quale già nel 2017 ha donato ai Musei tutti gli schizzi, bozzetti e disegni relativi a progetti di arte sacra, insieme al magnifico dipinto «Grande aura», del 1992, attualmente in esposizione. Nel dicembre del 2020 ha voluto donare anche il dittico «Gran Cosmate», del 1982, un omaggio ai magnifici pavimenti in marmi policromi che ancora oggi calpestiamo entrando in San Clemente o in Santa Maria in Trastevere ma anche nella Cappella Sistina. Anticipo dunque che per la nuova riapertura il pubblico troverà proprio prima del suo ingresso in Sistina, il «Gran Cosmate» in esposizione (sala 37).

«L’Allieva» di Mario Sironi, opera realizzata intorno al 1924, è un prezioso e quasi sconosciuto dipinto giunto ai Musei per lascito testamentario da un collezionista privato (sala 3). Si tratta di una delle versioni delle figure femminili a mezza figura, immerse in un’atmosfera sospesa e silenziosa, assorte in atteggiamento melanconico, in questo dipinto reso esplicito dalla posizione del capo appoggiato sulla mano. Un’opera che, pur in pieno ritorno all’ordine, guarda con evidenza alla pittura di Picasso, nelle forme spigolose accentuate da una tavolozza che ruota sui toni bruni. Come noto tra i due artisti vi era reciproca stima e rispetto e Picasso pronunciò parole di grande apprezzamento per l’artista italiano.

«Golgota» di Sidival Fila, del 2019, è un’opera potente (sala 5). Esposta alla Biennale di Venezia del 2017, è arrivata ai Musei nel giugno del 2020. Abbiamo scelto di inserirla nella sala dei Santi, sotto la scena della «Disputa di Santa Caterina d’Alessandria», in omaggio al difficile eppure fertile dialogo tra le pitture del Pinturicchio e le opere della Collezione. Il tema della sala è stato dedicato alla Passione, inserendo altre opere tra cui i rilievi bronzei di Francesco Messina con «Gli orrori della guerra», e la «Resurrezione», bozzetto di Pericle Fazzini per la grande scultura nell’aula Paolo VI, in Vaticano.

Il lavoro di Sidival Fila è composto da sette pannelli, ognuno realizzato cucendo insieme diverse pezze di tela, frammenti di oggetti quotidiani, di gesti amorevoli, di usi domestici e privati, come quotidiano, amorevole, privato è l’atto del cucire, del restituire unità e utilità, suturando le ferite, gli strappi, lasciati dal tempo. In queste pezze di lino restano come impigliati, dettagli di stoffe più pregiate e colorate, oggetti di ferro – chiodi, stecche, chiavi, ferri di cavallo – fino a un magnifico Crocifisso del XIV secolo. Sono inglobati in quel tessuto, tenuti saldi dal filo di cucitura che è anche il filo della nostra memoria, della nostra capacità di restituire senso a ogni piccolo elemento anche quando l’insieme sembra andato disperso.


IL MUSEO INFINITO
Storia, opere e luoghi dei Musei Vaticani
Testi raccolti da Arianna Antoniutti

Presentazione di Barbara Jatta

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© Riproduzione riservata La Sala Studio Azzurro Pericle Fazzini, «Bozzetto per la Resurrezione», 1969-70 Guido Strazza, «Gran Cosmate», 1982 (dittico) Sidival Fila, «Golgota», 2019
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