Il museo di musei di Istanbul

Racconterà 8.500 anni di storia, attualità e futuro della città. Responsabile del progetto scientifico è l’italiano Luca Molinari

Giuseppe Mancini |  | Istanbul

Istanbul avrà un nuovo museo civico, pensato per raccontare in modo rigoroso e avvincente i suoi tumultuosi 8.500 anni di storia e di storie. È stato disegnato dall’architetto turco Alper Derinbogaz con il suo studio Salon, con un importante contributo italiano: il progetto curatoriale affidato all’architetto e docente universitario Luca Molinari, 54 anni.

Già direttore del Padiglione Italiano alla Biennale di Architettura di Venezia del 2010, dal 16 ottobre Molinari è anche direttore scientifico del Museo M9 di Mestre. Il Museo di Istanbul è in effetti in costruzione sin dal 2016 e la struttura è stata completata all’80%, ma i lavori procedono a rilento da quasi due anni: la crisi finanziaria del 2018 ha complicato i piani.

«Lavorando a pieno ritmo, in un anno il museo potrebbe aprire», ha spiegato a «Il Giornale dell’Arte» Luca Molinari. «Se la Municipalità di Istanbul troverà i fondi che mancano, noi siamo pronti a riprendere immediatamente e a terminare entro la fine del 2021», ha confermato Derinbongaz. Del resto, lo stesso sindaco Ekrem Imamoglu, in carica dal giugno 2019, ha visitato più volte il cantiere e annunciato la volontà di completare l’opera.

Decisioni operative non sono però ancora state prese, come ci ha implicitamente confessato il vicesegretario generale Mahir Polat: «Il nostro obiettivo è avere risultati quanto prima, ma i lavori per il museo non sono facili e non possono essere completati in breve tempo». Nel frattempo, Derinbongaz richiama l’attenzione sulla necessità di «preservare quanto è già stato costruito», per evitarne il decadimento.

Il museo sorge proprio davanti alle mura romane di Costantinopoli. La struttura (un monolite con una fessura al centro) «richiama sia la conformazione geologica del Bosforo e delle sue due sponde abitate, sia lo stato di precaria conservazione di tratti delle mura», ha sottolineato l’architetto turco. Ha due piani per l’esposizione, una terrazza panoramica, depositi e laboratori di restauro nel sottosuolo, un cortile interno che può accogliere sculture ed eventi.

L’allestimento proposto per le collezioni permanenti (proprietà della Municipalità, con l’aggiunta di auspicati prestiti da musei nazionali) rifiuta approcci cronologici o ideologici, facili e selettivi trionfalismi. «È un museo di nuova generazione, rivendica Molinari; un museo di musei», che ha l’ulteriore ambizione di introdurre ai visitatori, anche attraverso mostre temporanee, le realtà di Istanbul. Il percorso espositivo è pensato in sette sezioni, in cui gli oggetti (cimeli di Atatürk, incisioni di Antoine Melling, cristalli del palazzo di Yildiz, probabilmente il ritratto di Maometto II di recente acquistato) sono contestualizzati da strumenti multimediali, pannelli esplicativi, fotografie, ricostruzioni artistiche.

Nell’ordine: una visione della città dal mare, con le descrizioni di viaggiatori; un inquadramento geologico e geografico; i grandi personaggi, i miti e i simboli delle fondazioni, rifondazioni e conquiste; la vita vissuta di comunità etniche, linguistiche, religiose, professionali nel corso dei secoli; gli edifici più rappresentativi; le trasformazioni realizzate o ipotizzate nel XX secolo; la popolazione e le caratteristiche della megalopoli del XXI secolo, con dati e immagini in costante aggiornamento.

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