Il Museo del Novecento verso l'Arengario

Voci insistenti sul raddoppio del museo nel palazzo «gemello»

L’Arengario di piazza Duomo
Ada Masoero |  | MILANO

Nel dicembre 2010 s’inaugurava, nell’Arengario di piazza Duomo, il Museo del Novecento, presto diventato un luogo del cuore per molti milanesi. Proprio per il suo valore identitario, per il decimo anniversario era prevista anche una «festa di piazza» che, in tempi di Covid, è stata ovviamente modificata, pur senza cancellarne la dimensione partecipativa: «La realizzeremo, ai primi di dicembre, con grandi proiezioni dei capolavori in piazza del Duomo, facendo uscire idealmente il museo nella città», anticipa a «Il Giornale dell’Arte» la direttrice Anna Maria Montaldo.

Il segno più durevole del decennale consiste però nel nuovo ordinamento delle opere dagli anni ’20 alla fine degli anni ’50 (i decenni successivi erano stati riordinati nel 2019), completamente ridisegnato da Montaldo (con le conservatrici Iolanda Ratti e Danka Giacon e i membri del Comitato scientifico Maria Grazia Messina, Antonello Negri e Flavio Fergonzi), grazie a nuovi, importanti nuclei di opere di Alberto Burri, Emilio Vedova e Arnaldo Pomodoro, frutto degli accordi stretti con le rispettive Fondazioni, e al dialogo rinnovato fra lavori già presenti.

«Abbiamo pensato a un’immagine dinamica di museo, spiega la direttrice, e posso dire che sembrerà un museo nuovo. Il percorso sarà sempre cronologico ma racconterà delle storie e le precedenti “salette Focus” diventeranno scrigni per singoli capolavori da contemplare in silenzio».

Intanto, dopo l’anticipazione data già in occasione di miart 2019 dall’assessore Filippo Del Corno, torna il tema del raddoppio del museo nel palazzo «gemello» dell’Arengario (una soluzione auspicata sin dall’inaugurazione). Per il momento, nessuna conferma ufficiale, ma le voci in città si fanno sempre più insistenti.

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