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Musei

Il «museo» dei Koç, gli Agnelli di Turchia

È Arter, promosso dalla famiglia turca di industriali e progettato da Grimshaw Architects

Arter, il nuovo museo di Istanbul. Foto: FluFoto

Istanbul (Turchia). A Istanbul, settembre è per tradizione il mese dell’arte contemporanea: una raffica di eventi che mettono la città del Bosforo al centro del calendario internazionale. Quest’anno, c’è una novità ulteriore: l’apertura al pubblico dal 13 settembre di Arter, il centro per le arti della famiglia di industriali Koç nel quartiere centrale di Dolapdere.

È promosso dalla Vehbi Koç Foundation, fondata nel 1969 dalla Koç Holding, la più grande società turca (attiva nei settori dell’automotive, elettronica, alimentari, energia, servizi finanziari, costruzioni e vendita al dettaglio) e dedicata al capostipite dell’impero (1901-96). «Arter non è un museo, neanche avremo un’esposizione permanente ma realizzeremo mostre temporanee, utilizzando prevalentemente le opere della nostra collezione», ci ha spiegato il direttore e fondatore Melih Fereli.

Una collezione di oltre 1.400 opere, divise equamente tra turche e straniere, unica nel suo genere: assemblata con acquisizioni mirate a partire dal 2007, quando Arter già esisteva ma aveva una sede più modesta, «per ricreare la memoria della nascita dell’arte contemporanea in Turchia a partire dagli anni ’60».

Una collezione che si distingue per varietà di temi e materiali, eclettica. Trentacinque mostre e più di 180 commesse d’arte prodotte in quasi un decennio nello spazio precedente nella storica İstiklal Caddesi sono state un «terreno di prova», dice Fereli, per un’istituzione che mira a promuovere la «produzione artistica contemporanea in tutte le discipline, dalla musica da balletto, al teatro di arti sonore, ai film e alla letteratura».

La nuova sede più spaziosa (18mila metri quadrati complessivi) è un edificio di 5 piani elegante e luminoso, realizzato dallo studio inglese di Nicholas Grimshaw. All’interno, è tutto un gioco di sorprendenti prospettive. Arter è dotata di sette gallerie di diverse altezze e superfici estese complessivamente su 3mila metri quadrati, due di libero accesso, che permettono al visitatore di osservare le opere (soprattutto le grandi installazioni) da diversi punti di vista, da scale e balconate. Nel sottosuolo, due spazi polifunzionali tecnologicamente avanzatissimi ospiteranno performance, danza, musica, cinema.

E se sette sono le gallerie, sette sono anche le mostre previste per il programma inaugurale: due collettive a tema (il tempo e la memoria, gesti e resti) in cui spicca l’installazione autobiografica «Caylak Sokak» di Sarkis (1986) considerata uno dei punti di svolta dell’arte contemporanea in Turchia; altre cinque con interventi individuali di Ayse Erkmen, Rosa Barba, Céleste Boursier-Mougenot, Altan Gurman, Inci Furni. In futuro ce ne saranno nove-dodici all’anno, affidate sia a un team di curatori interni sia a ospiti turchi e stranieri.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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