Il Musée d’Orsay presta 178 opere

In attesa della grande mostra sull’Impressionismo che si aprirà il 26 marzo, per il 150mo anniversario del movimento pittorico più apprezzato al mondo il museo parigino si svuota dei suoi dipinti in favore di 34 musei francesi

«Le Déjeuner sur l’herbe» (1865-66), di Claude Monet (particolare). © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais/Patrice Schmidt
Luana De Micco |  | Parigi

L’Impressionismo ha 150 anni. La data di nascita del movimento è fissata al 15 aprile 1874, giorno in cui, nello studio del fotografo Nadar, in boulevard des Capucines a Parigi, si tenne la prima mostra impressionista. Vi parteciparono una trentina di giovani artisti che avevano rotto con il sistema accademico ed erano stati rifiutati al Salon officiel: si chiamavano Claude Monet, Edgar Degas, Camille Pissarro, Alfred Sisley e Auguste Renoir. Per l’anniversario, il Musée d’Orsay, che possiede la più ampia collezione di opere impressioniste al mondo e ha accolto 3,2 milioni di visitatori nel 2022, presta 178 dipinti a 34 musei francesi. «Sarà una festa nazionale», ha detto il direttore del museo Christophe Léribault, preparandosi a svuotare le sale del museo.

Il via alla rassegna è dato dal Musée Ingres Bourdelle di Montauban, che dal 19 gennaio al 19 maggio accoglie «I girasoli, giardino del Petit Genneviliers» di Gustave Caillebotte. Sarà esposto accanto a un altro dipinto di Caillebotte, «Il letto di margherite», prestato dal Musée des Impressionnismes di Giverny. Lasciano Parigi anche i capolavori. Il Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie di Besançon accoglie il frammento centrale di «Le Déjeuner sur l’herbe» di Monet (24 febbraio-giugno). «La notte stellata» di Van Gogh sarà ad Arles, poco lontano da dove fu dipinta, alla Fondation Vincent van Gogh (1 giugno-25 agosto). «Lo stagno delle ninfee, armonia rosa» di Monet raggiunge il Palais Fesch di Ajaccio (1 marzo-7 giugno), che creerà un dialogo con le opere dell’artista contemporaneo Fabrice Hyber.

«Il balcone» e «Sulla spiaggia» di Manet saranno rispettivamente al MusBa di Bordeaux (6 marzo-10 giugno) e al Musée de Picardie di Amiens (15 aprile-16 giugno). La mostra di punta del Musée d’Orsay, «Parigi 1874. Inventare l’impressionismo» (26 marzo-14 luglio), è curata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington (dove si trasferirà a settembre): in 130 opere, con prestiti dagli Stati Uniti, crea un confronto tra artisti «accademici» e «impressionisti», esponendo sia opere della prima mostra impressionista del 1874, sia dipinti presentati al Salon quello stesso anno. Il museo parigino propone anche un’esperienza immersiva, «Una sera con gli impressionisti» (26 marzo-11 agosto), in cui con casco di realtà virtuale si visita la mostra del 1874. Lo studio di Nadar è stato ricostituito in 3D. Il Musée des Impressionnismes de Giverny, che ha ottenuto 16 prestiti, presenta una mostra sul tema del mare (29 marzo-30 giugno).

Ben 57 opere partono per il MUba Eugène-Leroy di Tourcoing, che propone una mostra sul paesaggio (16 marzo-24 giugno). La Piscine di Roubaix, che si occupa del tema dell’infanzia, ha ottenuto opere di Renoir, Pissarro e Degas, tra cui la scultura «Ballerina di quattordici anni», esposta accanto alla «Piccola castellana» di Camille Claudel, capolavoro delle collezioni di Roubaix (17 febbraio-26 maggio). Il Musée Fabre di Montpellier, che possiede un nucleo importante di opere di Frédéric Bazille, amico degli impressionisti, dal 26 febbraio al 3 giugno presenterà due opere di Manet: «Le Fifre» (1866) e «Ritratto di Émile Zola» (1868). Il quadro «Partie de bateau» di Caillebotte, entrato di recente nelle collezioni del d’Orsay, raggiungerà il Musée d’Arts de Nantes, (23 marzo-giugno), mentre arriva a Roma, a Villa Medici, «Il limone» di Manet (22 febbraio-22 maggio).

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