Il mondo russo dell’arte è con l’Ucraina

La decisione dell’Occidente di imporre sanzioni e quella di Putin di inviare truppe a Luhansk e Donetsk puniranno severamente il settore culturale russo già assediato e penalizzato

L'arte come guaritrice: un poster satirico per la galleria Spas Setun con sede a Mosca, fondata nel 2021. Cortesia Spas Setun
Dorian Batycka |

Quando nel 2014 la Russia ha annesso ampie zone dell’Ucraina orientale e della Crimea, i Paesi occidentali hanno prontamente denunciato ilm passaggio imponendo sanzioni economiche per scoraggiare ulteriori aggressioni. Nel già assediato settore culturale del Paese, i boicottaggi sono diventati lo strumento di fatto per curatori e istituzioni occidentali interessati alle crescenti tensioni in Ucraina.

A circa otto anni di distanza, mentre i due Paesi sono sull’orlo di guerra, Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato nuove sanzioni contro la Russia dopo che Mosca ha riconosciuto l’indipendenza di Luhansk e Donetsk, due regioni autoproclamate nell’Ucraina orientale, e schierato lì truppe durante la notte.

«Molti di noi si sentono isolati già da tempo, afferma la gallerista moscovita Ekaterina Iragui, la situazione diventa ogni giorno più cupa, si aggrava, specialmente per il popolo ucraino. È molto miope associare l’intera scena artistica russa a ciò che fa il governo».

Dmitry Vilensky, membro del collettivo artistico russo Chto Delat, rileva come dal 2014 lo spazio per l’attivismo politico in Russia sia diventato via via più limitato: «Adesso è quasi impossibile protestare contro ciò che sta accadendo. La maggior parte degli esponenti della scena artistica contemporanea russa non sostiene la svolta reazionaria nella politica culturale russa e certamente non sostiene alcuna azione militare o coloniale in Ucraina, ma a causa del controllo rigoroso della sfera pubblica, è difficile esprimere pubblicamente il proprio disaccordo, a parte postarlo sui social media».
Molti russi provano un senso di esclusione e disillusione, l’esperienza dell’Europa orientale è emarginata dalle grandi biennali internazionali e da eventi come la prossima Documenta a Kassel (18 giugno-25 settembre). «C’è già un boicottaggio non scritto, ma non solo degli artisti russi: l’intera presenza dell’Europa orientale sembra sottorappresentata sulla scena internazionale», aggiunge Vilensky.

Il conflitto è quasi certo. Secondo alcuni osservatori l’arte socialmente impegnata ha fatto ben poco per il dialogo tra Stati in guerra. Secondo Sergey Guskov, critico d’arte di Mosca, collaboratore di «Artforum»: «Il mondo dell’arte ha perso ogni pretesa su un linguaggio universale comune: muri vengono eretti ovunque».

In molti segnalano in Russia la mancanza di finanziamenti pubblici per le arti, ma ciò non ha impedito ad alcune gallerie straniere di farsi avanti e di impegnarsi nel Paese. «Il sostegno statale per le arti in Russia è poco o nullo, afferma Olga Temnikova, la gallerista estone membro del consiglio di Cosmoscow, la più grande fiera d’arte russa. Insieme alla scena artistica russa, la cultura dovrebbe essere usata per costruire ponti, soprattutto quando e dove la diplomazia ha fallito».

Sono parole con le quali è d’accordo anche Anton Svyatsky, socio amministratore della Fragment Gallery, l’unica galleria con una sede a Mosca e una a New York: «Ci sono molte sfide da affrontare nel dialogo tra arte russa e Occidente, a cominciare dal sistema bancario, che rende molto difficili le transazioni tra Russia e Stati Uniti.

Non c’è stata, prosegue Svyatsky, una sola galleria d’arte russa all’edizione svizzera di Art Basel in quasi dieci anni, la Galleria Regina di Mosca ha partecipato partecipato l’ultima volta nel 2011 e nel 2012.

La maggior parte delle principali istituzioni e media non dà visibilità agli artisti dell’ex blocco sovietico e l’attuale situazione geopolitica rende molto difficile per i professionisti della cultura di questi Paesi interagire con le istituzioni occidentali, aggiunge Svyatsky. Tuttavia, l’arte ha la funzione di riunire le persone e superare le differenze: le barriere fisiche e informative erette sono sempre più difficili da superare».

Il governo russo ha adottato azioni sempre più repressive nei confronti di artisti dissenzienti e voci indipendenti. Nel 2015 il presidente Putin ha firmato la cosiddetta «legge sulle organizzazioni indesiderabili», che vieta i fondi esteri per iniziative artistiche senza scopo di lucro e Ong straniere, dando al governo il potere di sciogliere le entità internazionali che operano in Russia, tra cui, in passato, le Open Society Foundations e gli uffici di Mosca di Human Rights Watch e Amnesty International.

Tuttavia, in molti nel Paese continuano a esercitare la libertà di espressione. Tra questi il sito web indipendente e collettivo curatoriale Tzvetnik, gruppi artistici e spazi espositivi come Plague a Krasnodar, laboratori come Daipyat a Voronezh e spazi gestiti da artisti come IP Vinogradov a Mosca. I loro finanziamenti provengono di solito da organizzazioni indipendenti o da persone all’interno della Russia. È in corso anche il dialogo con gli artisti ucraini. Nel dicembre 2021 l’artista di Kiev, Vova Vorotnyev, ha esposto da Spas Setun, uno spazio gestito da artisti di Mosca.

Una maggiore comunicazione a livello internazionale è necessaria a che secondo Alexander Burenkov, curatore indipendente e direttore artistico della Fondazione AyarKut, istituzione artistica senza scopo di lucro nella Jacuzia, la regione abitata più fredda del mondo. «Sentiamo un enorme senso di isolamento culturale, afferma, e sebbene nessuno voglia una guerra con l’Ucraina, la situazione nella scena artistica russa si è complicata non tanto a causa delle sanzioni quanto a causa dell’autocensura e della coscienza paranoica emersa in molte istituzioni artistiche un tempo lungimiranti e dallo spirito libero. Vogliamo che la comunità artistica internazionale sappia che molti in Russia sono con l’Ucraina».

Crisi russo-ucraina 2022

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Dorian Batycka