Il mondo è più seducente in bianco e nero

150 anni di storia della fotografia al Grand Palais

Mary Ellen Mark, «Migranti», 1977 ca. © Mary Ellen Mark
Luana De Micco |  | Parigi

Fino al 18 giugno il Grand Palais racconta, esclusivamente online, 150 anni di storia della fotografia in bianco e nero con 300 scatti di Nadar, Helmut Newton, Diane Arbus, Robert Doisneau, Robert Frank e Man Ray provenienti dalla collezione della Bnf-Bibliothèque nationale de France, che conserva circa 5 milioni di fotografie dal XIX al XXI secolo. Intitolata «Bianco e nero. Un’estetica della fotografia».

Dopo un rapido focus sulla fotografia del XIX secolo, il percorso, cocurato da Sylvie Aubenas, direttrice del dipartimento delle Stampe della Bnf, si concentra sulla fotografia moderna e contemporanea del XX e XXI secolo. «Il mondo in bianco e nero nasconde qualcosa di misterioso, impossibile da descrivere e di incredibilmente seducente», diceva il fotografo giapponese Shoji Ueda, scomparso nel 2000. Sono parole che riassumono il pensiero di molti suoi colleghi.

Per Walker Evans (1903-75), che immortalò la crisi economica degli anni Trenta, per esempio, il ricorso al colore era una procedura «volgare», da destinare a temi banali. Nell’immaginario collettivo la «bella fotografia» è in bianco e nero. La mostra mette inoltre in evidenza l’evoluzione della tecnica, con risultati sempre più sofisticati ed estetici.

Tra le immagini esposte la «Ragazza con la Leica» di Alexandr Rodcenko (1934), le «Migranti» di Istanbul di Mary Ellen Mark (1977 ca), i «Pretini» di Mario Giacomelli (1961-63) e le vedute di Venezia di Willy Ronis del 1959, accanto a scatti più recenti di Michael Ackerman, Laurence Leblanc, Antoine d’Agata, Valérie Belin e Flor Garduño.

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