Il mito di Parigi «città d’arte» raccontato dai fotografi della Saar

La provincia più francese della Germania dedica una mostra alla capitale parigina

«Appell» (1950), di Otto Steinert (particolare)
Francesca Petretto |  | Saarbrücken

Eugène Atget, Édouard Baldus, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, Adolphe Eugène Disdéri, Robert Doisneau, Gisèle Freund, Eric Klemm, Germaine Krull, Joachim Lischke, Man Ray, Otto Steinert, Christer Strömholm sono alcuni degli ospiti d’eccezione della mostra, «Mythos Paris. Fotografia dal 1860 al 1960» (dal 9 dicembre al 10 marzo 2024), che si annuncia strepitosa: viene voglia di fare il biglietto alla volta del Saarland, la provincia più francese della Germania, per andarsela a godere, ospite della Moderne Galerie. Perché proprio qui? Chi ha reminiscenze di studio della storia non avrà difficoltà a intuirlo: il territorio del protettorato della Saar venne istituito nel 1920 in accordo con quanto stabilito dal Trattato di Versailles; da allora e fino al 1957 fu conteso da Francia e Germania.

In quanto istituzione strettamente legata alla Francia (e a Parigi), la Moderne Galerie ha sviluppato una propria visione della capitale francese, dei parigini e del «fenomeno Parigi» nell’arte, punto di arrivo dei più diversi sviluppi artistici, luogo di rifugio e di formazione delle varie correnti del modernismo, e culla di un nuovo mezzo di comunicazione: la fotografia. Questa mostra è dedicata dunque alle fotografie scattate in questa zona dai più grandi nomi della disciplina nell’arco di 100 anni, dalla prima maturazione del processo negativo, quando Édouard Baldus vi creò l’album Photographies de Paris (negli archivi del museo ne è stato appena scovato un meraviglioso reperto) fino al 1960, quando si concluse il periodo di attività di Otto Steinert a Saarbrücken, dove aveva dato vita alle tre leggendarie mostre sulla «subjektive fotografie».

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