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Opinioni

Il mercato dell’arte è il luna park della finanza

Bruno Muheim: «Il 2019 sarà un anno difficilissimo per le case d’asta, nessuna collezione importante è stata annunciata né da Christie’s né da Sotheby’s»

Bruno Muheim

L’articolo di Anna Brady e Anny Shaw pubblicato a dicembre descrive alla perfezione i meccanismi delle garanzie delle case d’asta. Sarebbe interessante capire due cose fondamentali: la prima è se questo meccanismo descritto da alcuni come una splendida macchina finanziaria non potrebbe in realtà andare fuori controllo; la seconda se questo tipo di operazione è accettabile in qualsiasi altro settore economico. La dichiarazione più incongrua è certamente quella di Adam Chinn, ex direttore operativo di Sotheby’s, sulla meraviglia delle garanzie che, in poche parole, consente di intrecciare l’estetica con le regole di santa finanza. Chinn e la sua partner Amy Cappellazzo hanno venduto a Sotheby’s la loro Art Agency Partners per la cifra sproporzionata di 50 milioni di dollari per permettere alla casa d’aste di affrontare con più dinamismo gli arcani del nuovo mercato dell’arte, strano miscuglio di finanza, intermediazioni e arte.

Il primo problema è che Adam Chinn è stato licenziato il 3 dicembre con effetto a fine anno dopo un 2018 estremamente agitato che ha portato il debito di Sotheby’s alla cifra di 869 milioni malgrado una cura da cavallo fatta dal management della casa d’aste. Il deficit a fine 2017 era di 1.158 milioni ed era stato previsto di ridurlo molto più drasticamente. Per esempio, nessuno sa esattamente a quanto ammonti la perdita di Sotheby’s sulle garanzie offerte su due soli quadri, il «Nu couché (sur le côté gauche)» (1917) di Amedeo Modigliani (venduto per 132,1 milioni di euro) e «Buste de femme de profil (Femme écrivant)» (1932) di Picasso (venduto per 31 milioni), entrambi acquistati dai loro garanti. Sicuramente più di 10 milioni di dollari, che vanno aggiunti per esempio ai 12 milioni della vendita Taubman del 2015: il massimo della beffa per Sotheby’s, essendo stato Al Taubman il proprietario dell’azienda e la sua famiglia ancora azionista. Dunque, questo meccanismo «virtuoso» sembra invece la principale causa dell’incremento dei debiti di Sotheby’s... Si sa già che il 2019, per tutte le case d’asta, sarà un bagno di sangue: nessuna collezione importante è stata annunciata né da Christie’s né da Sotheby’s.

Gli 830 milioni della vendita Rockefeller dello scorso maggio saranno un bel ricordo. Non vogliamo indossare il gilet giallo dei manifestanti francesi, ma solo far capire che a mescolare tutti i generi e allontanarsi troppo dello zoccolo duro del mestiere si rischia tutto. Il paragrafo dedicato alla famiglia Nahmad del citato articolo sulle garanzie mi ha lasciato molto perplesso. I Nahmad sono i più grandi mercanti del mondo, dunque sono clienti delle case d’asta: adesso sappiamo che sono i più grandi finanziatori delle garanzie offerte delle case d’asta, dunque non appartengono più solamente alla categoria dei compratori ma passano anche della parte dei venditori, con la conclusione che quando va tutto male come nel caso del nudo di Modigliani, per loro è bingo, perché non solo non pagano commissioni ma hanno uno sconto sul prezzo netto pagato al venditore... In tutto potrebbero avere risparmiato oltre 25 milioni di dollari, rispetto al prezzo finale che avrebbe pagato un qualunque altro compratore.

Immaginiamo adesso il peggio. Un quadro viene garantito da una, due o tre diverse garanzie per 200 milioni e rimane invenduto oppure viene venduto e non pagato dall’acquirente, ma il pagamento è garantito al venditore. Nel frattempo i garanti scoprono, per esempio, che l’opera d’arte è stata trafugata, oppure totalmente restaurata (dunque non è più l’opera originale), oppure, peggio ancora, che la sua autenticità è contestata: qualsiasi corte condannerebbe la casa d’asta a risarcire i garanti e la casa d’aste va in fallimento. Non dimentichiamo che le case d’asta vivono di margini molto variabili, dunque sono molto vulnerabili soprattutto se, come Sotheby’s, hanno venduto i gioielli di famiglia, tutte le loro proprietà immobiliari. Il famoso «Salvator Mundi» di Leonardo venduto per 450 milioni da Christie’s il 15 novembre 2017 negli ultimi mesi è misteriosamente sparito. Speriamo che non sia un esempio concreto della nostra fantascientifica ipotesi descritta sopra.

Per vedere se il meccanismo delle garanzie sia accettabile nei diversi settori dell’economia mondiale, immaginiamo un notaio oppure un avvocato nominato per un giudizio consensuale che presti soldi a uno dei due clienti per un’operazione sulla quale ha emesso un parere, possibile ma deontologicamente molto incerto. Non dimentichiamo che la casa d’aste deve difendere gli interessi sia del venditore sia del compratore ricevendo una commissione da entrambi. Oppure immaginiamo un grande gruppo della moda che consente che una commessa passata a un fornitore venga subappaltata tre volte. I giornalisti di «Report» ne trarrebbero un’ennesima splendida puntata e il gruppo dovrebbe fare pubblicamente mea colpa o negare energicamente. O che una banca passi un suo debito ad altri.

Questo meccanismo esiste e si chiama cartolarizzazione, ma viene severamente controllato dal Tesoro e non può superare certi limiti massimi. Per quest’ultimo tipo di operazione a rischio la regolamentazione chiamata Basel 3, che è un codice etico delle banche, chiede che un ammontare nettamente superiore a quello di questa operazione venga stanziato come garanzia nelle riserve della banca. Nel caso che questa norma non venga rispettata la banca perde la sua licenza a operare. Immaginiamo infine un gruppo industriale che per finanziare la sua produzione garantisca ai suoi creditori di essere rimborsati e di partecipare a quasi tutto il profitto generato. Sarebbe l’ultima frontiera dell’usura. Potremmo proseguire all’infinito con esempi di questo tipo. In conclusione, il fenomeno delle garanzie non è illegale, ma è una spada di Damocle sul mercato dell’arte.

Si tratta, né più né meno, di quello che nel gergo della finanza si chiama prodotto derivato e questo tipo di meccanismo è molto controllato in tutti i settori dell’economia ad eccezione del mercato dell’arte. Mercato dell’arte che sta diventando sempre più il parco giochi del mondo della finanza. Vedremo nel 2019, che, lo ripetiamo, sarà un anno difficilissimo, se questo tipo di meccanismo continuerà a essere usato o, come speriamo, ridotto. Per Christie’s e Sotheby’s il 2019 sarà all’insegna degli hedge fund o della saggia gestione da buon padre di famiglia?

Bruno Muheim, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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