IL LIBRO DEL 2020 | I libri di Matisse

I protagonisti dell'anno scelti dal Giornale dell'Arte

Stefano Salis |

Un volume sontuoso che svela l’ingegno appassionato di editore, tipografo, artista, grafico.

«Non faccio distinzione tra l’esecuzione di un libro e quella di un quadro, e normalmente procedo dal semplice al complesso, ma anche sempre pronto a ritornare al semplice». È una frase, fondamentale, per capire come Henri Matisse (1869-1954), genio puro del XX secolo, vivesse il suo rapporto con i libri. Fate attenzione: non con l’illustrazione dei libri, né con i libri in quanto tali; ma proprio con «l’esecuzione», il «fare» un libro.

La frase si trova in un libello edito qualche anno fa da Henry Beyle (Laura Frausin Guarino sceglie di tradurre con «realizzato» il «Comment j’ai fait mes livres» dell’originale, ma forse sarebbe davvero «fare» il verbo giusto) e mi è ritornata in mente (di più: ha costituito lo sfondo con il quale affrontare e deliziarsi di questo libro) sfogliando, e ammirando, il sontuoso volume che meritoriamente Einaudi ha coeditato con Thames & Hudson e che, grazie al lavoro certosino e prezioso di Louise Rogers Lalaurie, censisce e disvela il rapporto di Matisse con I libri (pp. 320, oltre 200 illustrazioni, € 85).

Il pittore aveva una consapevolezza nitida della «macchina» del libro; riunisce, inaspettatamente, forse, il colpo d’occhio del tipografo a quello dell’artista, stabilisce corretti rapporti tra lo specchio di stampa e la nettezza delle linee delle incisioni, giudica i risultati con la perizia del bibliofilo. Matisse, insomma, non è un artista che «illustra» un libro, ma una specie di editore-tipografo-artista e grafico e coautore che valuta tutti gli aspetti, formali e contenutistici, del volume.

Per il Pasiphaé di Montherlant (Martin Fabiani, Parigi 1944, 200 copie su velina d’Arches filigranata), sceglie per esempio l’incisione su linoleum, a tutta pagina. «Una semplice linea bianca su fondo assolutamente nero. [...] Come equilibrare la pagina nera dell’immagine con la pagina relativamente bianca della tipografia?». Escogitando dei capilettera rossi. Matisse sarà regista di otto libri (mentre l’Ulysse di Joyce, un’edizione americana, sarà rigettato): per ciascuno di questi la Lalaurie riporta illustrazioni, campionature dei testi, presenta copertine, frontespizi, immagini, sempre seguendo la sequenza originale e quindi riportando con esattezza lo spirito voluto da Matisse per ognuno. La qual cosa è più evidente, e convincente, per Jazz (1947, 270 copie e 100 cartelle con le stampe) per l’editore Tériade, che vale qualunque cifra strappi in asta (e che emozione vedere gli originali nella grande mostra sui ritagli della Tate del 2014).

È il libro che ha cambiato la percezione stessa del libro d’artista nel secolo scorso, ma ha anche costituito un avvenimento per la storia dell’arte. E per lo stesso Matisse. Non va dimenticato che sarà proprio quel libro, scritto (letteralmente e, unico caso, per di più a mano con il pennello, per il testo) ed escogitato con la tecnica dei collage di carte colorate ottenute tagliando al vivo con le forbici le figure, a suggerire a Matisse l’ultimo scorcio, e magari la summa, della sua carriera artistica. E non è un caso, forse è un’ironia della sorte, che l’immagine più nota e «popolare» di Matisse, l’«Icaro tra le stelle», sia non un dipinto ma un collage. Per un libro. Appunto.

I PROTAGONISTI DEL 2020 SCELTI DAL GIORNALE DELL'ARTE
La mostra
Il libro
Il museo
Il personaggio

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